Padova è tornata ad ospitare la grande fotografia, con “Latitudini Quotidiane” la seconda edizione del Festival Internazionale di Fotografia Photo Open Up, che ha proposto dodici mostre, 60 artisti e cinque sedi espositive, quest’ anno ad ingresso gratuito per favorire la ripresa delle attività culturali in città.

Nonostante le limitazioni dovute al Covid, erano presenti al festival come ospiti internazionali la Cina, grazie all’Istituto Confucio di Padova, e l’Iran.

Fotografare la quotidianità

Carlo Sala direttore artistico ha indagato come la fotografia contemporanea racconti il quotidiano, gli oggetti comuni e i paesaggi che dietro a un apparente aspetto ordinario celino delle visioni “altre”, riflessioni, significati e sentimenti che lo sguardo frettoloso di tutti i giorni non riesce a cogliere, quello che abbiamo intorno e quello che è dentro di noi, facendo emergere piccoli particolari apparentemente insignificanti.

Al Museo agli Eremitani il festival proponeva Latitudini quotidiane, un’ampia mostra con oltre cento lavori incentrata sul tema dell’edizione 2020, che vuole anche tracciare una mappatura di alcuni dei migliori esiti della fotografia nazionale.

da “Resonance” – @YU JIAYUE

Gli artisti presentavano la loro visione su come la fotografia contemporanea racconti il quotidiano attraverso gli oggetti comuni ed il loro aspetto di “simulacri” e i territori che dietro un apparente aspetto ordinario celano delle visioni “altre”, sentimenti perturbanti, lenti processi sociali e scelte politiche.

Oltre venti artisti hanno esposto produzioni inedite o ripensate per la mostra, sviluppata in tre parti, che indagano sul tema dell’animismo, degli oggetti che ci circondano, le relazioni che si dipanano nella famiglia e nella comunità ed il rapporto simbiotico con la comunicazione visiva.

Scatti dalla Cina

Per quanto riguarda la Visione internazionale, sempre al Museo degli Eremitani, Photo Open Up ha accolto Resonance, la mostra annuale promossa dal Three Shadows Photography Art Centre di Beijing (Pechino), uno dei più rinomati musei cinese nel campo della fotografia contemporanea.

In mostra erano presenti i lavori di otto tra i migliori fotografi cinesi della scena contemporanea, che agiscono attraverso la fotografia di paesaggio, il ritratto, ma anche le visioni sperimentali di una nazione trattando i temi dell’identità, della memoria e delle mutazioni del territorio.

da “Tre sguardi dall’Iran” – ©Ali Daghigh

Alla Cattedrale dell’Ex Macello è stata invece allestita la mostra “Tre sguardi dall’Iran”, dedicata a tre noti fotografi iraniani: Ali Daghigh, Mehrdad Matin Daftari e Nasim Moghadam. Persia Mohseni ha selezionato il lavoro di tre autori tra i più interessanti del panorama iraniano, che uniscono la profonda identità nazionale, al sentire espressivo dell’arte contemporanea internazionale.

In mostra appare una scena culturale sospesa tra elementi della tradizione e innovazione, spaziando dalla fotografia di ritratto con una particolare attenzione alla condizione della donna (fotografia mossa, in bianco e nero), alla fotografia di viaggio (reportage dell’entroterra rurale), fino alle immagini molto materiche, che derivano da azione e performance dove il corpo è un veicolo espressivo, trasformatosi in scultura.

Padova in fotografia

Il Festival mantiene da sempre anche uno sguardo attento alla fotografia del territorio padovano, quest’anno con quattro mostre molto diverse tra loro: a Palazzo Zuckermann l’esposizione “Alunne in posa un secolo fa nella scuola femminile Pietro Scalcerle” a svelare l’eccezionale corpus fotografico realizzato in due diverse campagne fotografiche databili nei primi 20 anni del secolo scorso, che documenta l’attività dell’istituto.

da “Alunne di un secolo fa” (Scuola Femminile Pietro Scalcerle)

Lo spazio espositivo delle Scuderie di Palazzo Moroni ha ospitato due mostre: “Per Padova noi ci siamo”, le attività dei volontari padovani, coordinati dal CSV nelle settimane del lockdown, fotografate da Valentina Borgato; la seconda dal titolo “Couchwandering”, curata da Emanuele Salvagno, con alcuni tra gli scatti più significativi di fotografi emergenti, quali Luigi Quarta, Davide Mantovanelli e Francesca Paluan, che hanno fatto di Google Street View la loro temporanea finestra sul mondo, sempre durante il lockdown.

Alla Galleria Cavour, il progetto “CRONOS”. Una questione di tempo”, a cura di Silvia Camporesi, presentava il risultato di un bando internazionale che ha selezionato e prodotto gli interessanti lavori degli italiani Giulia Parlato e Jacopo Valentini e della tedesca Elena Helfrecht: la loro produzione, in maniera strettamente tecnica, usando le peculiarità del mezzo fotografico o più specificamente concettuale, parte dal tema per arrivare a destinazioni inaspettate.

da “Couchwandering”-@Mantovanelli

Il giorno dello splendore

Sempre alla Galleria Cavour era esposto il bellissimo progetto “Il giorno dello Splendore” curato da Elisa Mossa; in questi mesi l’autrice si è chiesta quale potesse essere l’esperienza di chi ha deciso di vivere in isolamento per propria volontà, o meglio per vocazione. L’artista ha quindi avviato quello che potremmo definire un dialogo per immagini con le suore del convento di clausura di Santa Chiara nella cittadina marchigiana di Urbania dove, fermatosi sulla soglia del luogo sacro, ha consegnato a ognuna delle sei religiose che abitano il monastero una macchina fotografica usa e getta, chiedendo loro di documentare le proprie giornate, tra attività domestiche e spiritualità.

Infine l’Innovazione all’Ex Macello, con la mostra “The image as process”, le ricerche più innovative del panorama contemporaneo attraverso ottanta opere di venti autori di varie generazioni, selezionate dai maggiori operatori italiani.

da “Il giorno dello Splendore” ©Elisa Mossa

Il palinsesto visivo di immagini su cui si fondava la mostra ha trattato dieci tematiche (Antropocene, Biopolitica, Catastrofe, Comunità, Incertezza, Immagine politica, Invisibilità verso la proliferazione dell’immagine, Metafotografia, postfotografia e ricerche sul linguaggio, Paesaggio, Processi sociali) nell’ambito del quale lo spettatore stesso era invitato a delineare nuovi significati e orizzonti visivi. La mostra curata da Carlo Sala con il collettivo The Cool Couple è stata il frutto di un processo di riflessione che ha visto la partecipazione di molti giovani artisti, ed è stata realizzata in collaborazione con il Festival F4 / UN’IDEA DI FOTOGRAFIA; il tutto non era di facile comprensione per la diversità degli argomenti trattati, per la presenza di fianco ad ogni esposizione, solo del QR Code.

Per finire l’esposizione “Giulia Agostini, una storia vera”, allestita sempre all’ex Macello, la prima mostra personale della giovane autrice padovana vincitrice del premio Nascimben, che ha esposto le sue immagini a New York, ed in contesti internazionali.

La manifestazione è stata promossa dal Comune di Padova, e la progettazione di Arcadia Arte, la partecipazione di vari partner scientifici come il Three Shadows Photography Art Center di Pechino, PR2 di Ravenna, Fondazione Francesco Fabbri Onlus di Pieve di Soligo, ed il contributo della Fondazione Cariparo.

Per maggiori dettagli: https://photopenup.com/

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