Per far funzionare le cose serve la competenza. La frase è lapalissiana e, per molti aspetti, incontrovertibile. I problemi sorgono quando ci si deve mettere d’accordo sul significato del termine competenza, elemento tutt’altro che acclarato e ancor meno condiviso. Secondo gli esponenti ed i sostenitori di quello che per molti versi è un “ancien regìme rivisitato” la competenza è quella singolare qualità che permette di gestire un paese in modo da ottenere una serie di risultati che ci sono noti e che possiamo concretamente verificare nella vita quotidiana: far crescere il debito pubblico pur in presenza di una diminuzione di servizi, ridurre l’occupazione, assoggettarsi supinamente ai diktat dell’Unione Europea tesi a smantellare la piccola e media industria che sostiene la nostra economia, svendere le eccellenze nazionali a paesi stranieri, difendere ad oltranza banche e finanza mentre il numero dei poveri aumenta vertiginosamente. Per chi è in grado di ragionare autonomamente la competenza intesa in questo modo altro non è che l’acquiescenza passiva a regole che stanno rapidamente portando il paese verso una sorta di medio evo tecnologico, nel quale i nobili sono sostituiti dai ricchi, la monarchia assoluta dalla tecnocrazia UE e lo sceriffo di Nottingham dal controllo tecnologico poliziesco effettuato dalla rete.

I diritti dei lavoratori vengono smantellati mentre crescono le discrezionalità dei ricchi. Un esempio per tutti: legioni di imbecilli (secondo la felice definizione di Eco) plaudono alla liberalità di Soros, che a loro dire aiuta i migranti. Sono così stupidi e così ignoranti in tema di diritto (di politica in senso lato, intendiamo) che a loro sembra positivo questo schema:

In questo quadro desolante si inserisce ahimè un altro fenomeno: quello della deviazione dell’obiettivo. Mi spiego: si sfrutta il fatto che Salvini sostenga posizioni molto discutibili per sdoganare il fatto (idiota) che chi lo contesta abbia ragione a prescindere. Se Salvini è un “male” la soluzione non è certamente Laura Boldrini, è un confronto tra posizioni entrambe inaccettabili. E’ lo stesso meccanismo che ha santificato Cecile Kyenge: si tratta di una persona assolutamente non all’altezza di svolgere il compito che le venne assegnato, una modesta figura politica sfruttata per avvicinare al PD il voto di gruppi ben definiti di elettori. Il delirante movimento che sta pateticamente tentando di organizzare (razzista al contrario perché discrimina chi non è di colore) ne è la dimostrazione incontrovertibile. Eppure, dopo l’attacco di Calderoli (che a sua volta ci pone seri quesiti sulle caratteristiche della sua materia grigia) si è trasformata in una vittima e di colpo è diventata una statista di valore.

Abbiamo raggiunto un pilastro della civiltà stabilendo che d’ora in poi esiste solo la distinzione genitore 1 e genitore 2. Suggerisco di estendere il concetto anche alla contrapposizione politica: potremo tranquillamente definire, per esempio, Salvini e la Kyenge come politico 1 e politico 2… e gli elettori? Direi intelligente 1 e intelligente 2. Mi sembra un bel progresso.  

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