Sguardi. Florestano Vancini – Parlare del Delta era eversivo

Il grande pregio di questi bellissimi pezzi di Vainer Tugnolo (la nostra enciclopedia del Delta del Po, è quello di raccontare figure cardine della storia del cinema o della letteratura con pochi tratti, con episodi non necessariamente centrali ma che hanno la capacità di restituire in maniera straordinariamente efficace artisti indimenticabili. Come Florestano Vancini e il suo viaggio nel cinema.

Grazie a lui, e ai suoi numerosi documentari e cortometraggi girati nelle zone più estreme delle foci del Po, è stato possibile aprire uno squarcio sulle condizioni di vita nel Delta padano degli anni ’40 e ’50.

Paesi come Goro, Gorino, Scardovari erano pressoché sconosciuti, a Ferrara non si parlava delle periferie: come ricorda lo stesso Vancini

la gente di città, anche i figli di artigiani, non conosceva il mondo contadino che stava lì, fuori dalle mura. La campagna cominciava subito al di là delle mura, ma non la conoscevano e non ne sapevano nulla, i cittadini ferraresi la scoprono solo durante la guerra“.

Al nome di Vancini è legata sicuramente la storia del film che più di ogni altro è rimasto nell’immaginario collettivo della gente del Delta: La donna del fiume interpretato da Sofia Loren.

Il film doveva inizialmente essere ambientato sul Ticino ma Basilio Franchina, che aveva già lavorato con Carlo Ponti ed era vicino al gruppo della rivista Cinema, assiste a Roma a una proiezione di due documentari di Vancini: Uomini della palude e Tre canne e un soldo. Li fa vedere a Ponti e da lì parte l’idea del Po e del Delta: per la sceneggiatura viene convolto Giorgio Bassani il quale porterà poi con sé un professore bolognese di origine friulana, un certo Pier Paolo Pasolini, e in seguito Mario Soldati sostituirà Franchina alla regia.

Vancini firmerà anche lungometraggi importanti come Le stagioni del nostro amore, La lunga notte del ’43, Amore amaro e La neve nel bicchiere.

Ma ciò che è rimasto negli anni, alla stregua di una caparbia indagine condotta attraversando un tratto di pianura del tutto sconosciuto, è lo sguardo posato sul Delta in un momento in cui l’Italia usciva dalla guerra apprestandosi ad affrontare la stagione del boom economico mentre altre aree del Paese, come dimostrerà lo stesso regista, ne rimanevano completamente tagliate fuori.

Grazie alla collaborazione indispensabile di Antonio Sturla, tecnico eccellente, che inizia Vancini allo studio e alla cura della fotografia, viene prodotta una serie di documentari lungo tutto il decennio degli anni cinquanta che rimarranno una testimonianza unica e preziosa di quel periodo storico.

La gente del Delta viveva di lavori stagionali, si trasferiva in barca d’inverno per tagliare le canne che nella palude crescevano spontanee ed erano molto utilizzate nell’edilizia, una vita molto pesante… Almeno d’estate quando delle canne si tagliava il fiocco, per fare scope, l’ambiente era migliore”.

Vancini ricorda come allora si parlasse, a proposito del Delta padano, come “di un lembo di meridione nel nord”, ma la cosa non si poteva dire né raccontare, si trattava di un argomento pericoloso, quasi “eversivo”.

Ciò che colpiva, ricorda a proposito delle condizioni di vita nel Delta estremo di quegli anni, era la realtà di comunità che si ritrovavano prive anche di una minima sovrastruttura economica quale si riconosceva, almeno, nel mondo contadino.

Una sussistenza basata su una minima attività di pesca condotta senza una relazione sociale con gli altri abitanti.

Allora l’obiettivo, ricorda ancora il regista ferrarese, era la bonifica delle terre e il prosciugamento delle paludi, anche se poi si è capito che non era quella la soluzione a tutti i problemi.

Insomma lo sguardo prezioso di Vancini si è posato su una realtà sociale, umana e paesaggistica che naturalmente oggi è completamente mutata. Il suo è dunque uno sguardo del passato che è doveroso, e nello stesso tempo straordinariamente indispensabile, recuperare ad una riflessione sui cambiamenti, sulla storia e, finalmente, sul destino del nostro territorio.

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