Continuavo a vantarmi di aver letto moltissimi libri e di conoscere quasi tutto dei maggiori autori contemporanei, di essere aggiornato, grazie alle migliori pubblicazioni letterarie, sulle uscite più importanti e sui nomi più promettenti.
Allora si è avvicinato e mi si è piazzato a qualche passo di distanza.

Ha iniziato col dirmi che il divoratore di libri non fa altro che ritirarsi in un mondo solo suo in cui manca totalmente il contatto e la relazione indispensabile con la realtà.
Il lettore accanito, ha continuato, concentrato continuamente sulle parole che si susseguono una dietro l’altra sotto le sue pupille, vive con distacco le cose del mondo, si trova anzi molto a disagio a contatto con la meccanica naturale delle cose.

Insomma l’uomo di lettere, ogni volta che incontra il mondo vero, si sente assediato e minacciato dal turbine delle cose, dall’avvicendarsi dei fatti, dallo scorrere inesorabile del tempo che ci contiene.

Ma la lettura, ricordo di aver pensato, non era il modo migliore di interpretare il mondo, di farsi un’opinione?

L’abitudine di entrare in contatto e di approfondire continuamente ogni aspetto delle idee altrui, ha proseguito quasi leggendomi nel pensiero, impedisce a ciascuno di noi di formarsene delle proprie; scoprire, e apprendere, attraverso la lettura, i modi di ragionare degli altri e le connessioni, e i processi, del loro intelletto allontana ogni velleità di poterci riuscire da soli, condiziona la capacità di adottare una propria modalità di impadronirci delle cose.
Senza il contatto con le idee già pronte ed elaborate dagli altri, ecco che il buon lettore non sarà più in grado di dire alcunché di suo, inerte come si trova di fronte ad ogni stimolo esterno.

Ma la scuola, l’educazione, i buoni studi almeno?

Beh, ha subito puntualizzato, guardandomi fisso negli occhi, la persona colta è uno schiavo, condannato alla dipendenza dal sapere altrui. Dovesse provare a scrivere qualcosa di suo, il dotto si troverebbe come un bambino che ha perso la mamma nella folla del mercato, ineluttabilmente solo di fronte alla violenza della pagina bianca.
Gli studenti più bravi a scuola, è cosa notoria, finiscono con essere quelli che riescono meno nella vita: non solo le cose che si studiano a scuola sono quelle che servono meno da adulti, ma sono anche quelle per imparare le quali sono richieste minori qualità e competenze.
D’altra parte il fannullone a scuola sarà colui che preferirà trascorrere le giornate a parlare e interagire con gli altri, a correre e sudare all’aperto, a camminare sui sentieri di montagna, a guardare il volo degli uccelli sulla riva del mare.

Chi ha deciso di non buttare il suo tempo a studiare rinchiuso fra le mura di una stanza è forse più stupido di chi ha fatto la scelta opposta? O è semplicemente tutt’altro che interessato a quel tipo di vita preferendo un modo migliore per impiegare la propria esistenza?

Ebbene, ha proseguito con tono sempre più acceso, il più istruito è colui che conosce meglio di tutti le cose più lontane da quelle che gli servono: colui che non ha esperienza e comunque, anche dopo aver superato molte tappe per arrivare ad averne una, si sente ancora troppo incerto e insicuro.
Sulle questioni su cui si possono fare solo delle congetture sarà il primo a citare esempi e a formulare ipotesi, ma sulla risoluzione di un problema concreto non saprà come barcamenarsi, né saprà consigliare su come procedere.

Insomma, e qui mi si è avvicinato minacciosamente puntandomi il dito indice e scandendo precisamente le parole: <la persona colta è esperta di tutte le lingue antiche e di quasi tutte le lingue moderne, ma non sa né parlare con scioltezza né scrivere correttamente nella propria>.

Ma le università, i dottorati, i master post laurea..?

Si impara di più, ed è molto più utile, così più o meno mi deve aver seccamente risposto, in due ore di treno da Padova a Milano, che in un anno di corsi nel miglior ateneo della vecchia Europa.

Ma chi sei? – ricordo di aver chiesto con insistenza alla fine.

Mi chiamo William Hazlitt, sono morto a Londra quasi duecento anni fa a poco più di cinquant’anni, mi hanno sempre considerato un eccentrico e ho scritto un piccolo saggio, l’avrai capito, che si chiama “Sull’ignoranza delle persone colte”… Ma non perdere il tuo tempo a leggerlo, prendi un biglietto del treno, piuttosto, e comincia a viaggiare…

4 risposte

  1. Si impara sicuramente dalla quotidianità, dal vivere ora e adesso con tutte le complessità quotidiane. Ma vuoi mettere quante vite riesci a vivere e a condividerne le esperienze su ciò che puoi leggere di tanti scrittori. Possiamo trovare infinite situazioni di scelte di vita, di pensieri, azioni positive o indegne dell’umanità. No , riempi la tua vita anche di lettura.

  2. PARADOSSO X PARADOSSO : confesso anche io ho perso, senza alcun pentimento, un po’ del mio tempo nel leggere il piccolo saggio “Sull’ignoranza delle persone colte…” di William Hazlitt.
    Certo il paradosso è sempre dietro l’angolo, fa sorridere e a volte destabilizza…ma, caro Vainer, a me non ha risvegliato il medium che è in noi! Tu sei stato graziato…: i medium alimentano la relazione spirituale che è sempre esistita tra i vivi e i morti. Svolgono un ruolo importante tra il mondo terreno e quello invisibile. Tuttavia devono essere prudenti. Devono interpretare i messaggi ricevuti con molta attenzione e cautela. Rischiano infatti di essere tratti in inganno…
    Ancora grazie Vainer, questa volta “grazie alla seconda”
    Paolo.
    W la visionarietà! Buon sangue non mente…

  3. Con qualche rara eccezione, a pensarci bene, coloro che continuano ad insegnarmi qualcosa sono tutti morti..
    E dopo tutto in effetti, medium o no, solo qualcuno di loro potrebbe trarmi in inganno 🙂

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