Sguardi. Mario Soldati – Io il cinema non lo volevo fare

Il grande Mario Soldati, sigaro all’angolo della bocca e cappellaccio in testa, è uno di quegli uomini di cultura che hanno disegnato un Novecento usando strumenti espressivi tra i più vari, sempre con esiti artistici di assoluto rilievo. Leggere questo articolo di Vainer Tugnolo (bello e chiaro come quelli che lo hanno preceduto e come quelli che lo seguiranno) significa contribuire a diffondere (e a non dimenticare) una figura bellissima della nostra vicenda culturale. Che anche nel Delta del Po…

Se c’è una ragione per cui penso che sia preferibile fare il regista di cinema e non lo scrittore è proprio questa, che si parla a tutto il mondo con la stessa facilità di comunicazione, o quasi, del musicista o del pittore”.

Come scrittore Soldati si affidava a una solida struttura, uno stile classico, come diceva Cesare Garboli, “da savio uomo dell’Ottocento che osserva incuriosito le peripezie del proprio alter ego novecentesco”.

Ma la cosa più sorprendente, nella sua lunga carriera di divulgatore, cineasta e romanziere, sta nella mancanza di vocazione a ricoprire il ruolo di regista che Soldati ha ricordato e ribadito più volte nel corso degli anni.

Si tratta di un caso raro, forse unico, di regista che afferma ripetutamente, in qualche caso addirittura rivendicandone un merito, di essere arrivato al cinema per caso, per necessità: in fondo, a dirla tutta, proprio non lo voleva fare questo mestiere.
Alla fine degli anni ’50 matura la decisione definitiva di abbandonarlo del tutto, il cinema, dopo aver diretto una unità aggiuntiva per il Ben Hur di Wyler.

A un aspetto, in particolare, Soldati rimase però molto affezionato: aver portato spesso il cinema nella sua Valle del Po, e viceversa.

Non solo La donna del fiume, nel Delta, ma anche Italia piccola ad Arena Po, le battaglie napoleoniche di Guerra e pace di Vidor nelle scene da lui dirette sul Po di Valenza, e quella girata su un traghetto, con Henri Fonda e Anita Ekberg, fra Calto e Felonica.

La stessa Valle che aveva attraversato nel suo viaggio televisivo alla ricerca dei cibi genuini, nel 1957, e che rimane uno degli esempi più importanti di recupero delle tradizioni e delle abitudini alimentari italiane.

Gli esterni girati in Val Padana hanno contato per me più di tutti gli altri. Ricevevo una gioia e una vita che avevano per me un valore molto più intenso di quello che attribuivo alla mia opera”.

Dal film mai realizzato Un’avventura a Piacenza alla locanda di Sant’Agata frequentata insieme ad Attilio Bertolucci dove aveva incontrato il sosia di Giuseppe Verdi, dall’ultimo storione, “un pesce civilissimo e squisitamente commestibile” assaggiato per l’ultima volta in un’osteria di Sacca di Colorno, fino alla Luzzara di Zavattini “tutta accucciata sotto l’argine”: progetti, incontri, scorci di vita messi tutti in fila sui tracciati arginali e sulle curve disegnate dal fiume lungo il suo percorso.

Fino ad associare all’aria del Po il fiuto di Arnoldo Mondadori, lui che era nato fra Ostiglia e Revere.
E poi proseguire, con i suoi incontri e le storie padane, fino all’ultimo respiro delle foci.

Ecco, il fiume con il suo cammino e il tracciato del Delta erano rimasti perfettamente impressi nella mente e nei ricordi di Soldati come luoghi della memoria, in corrispondenza perfetta con il suo sentirsi perennemente in navigazione lungo la pianura. Ricordava perfettamente il numero dei ponti (e dove si trovavano esattamente). E del Delta ricordava a braccio:

dopo l’ultimo ponte che collega Contarina a Taglio di Po scorrevano sulla destra Cà Vendramin, Cà Tiepolo e Tolle, e sulla sinistra i cosiddetti casoni di Cà Giustinian, Cà Cappellino, Cà Pisani, Cà Venier, Cà Zuliani e finalmente Pila, dove sulle estreme terre si innalzava il bianchissimo cilindro del Faro di Punta Maestra”.

Molti anni dopo, incontrando per caso a Milano un telegrafista del Faro, avevano ricordato insieme i tempi de La donna del fiume, di Sofia Loren immersa nelle paludi fino alle ginocchia e delle riprese nei canneti.

Per Soldati fu, di nuovo, una vera e propria folgorazione:

Rividi il Faro, rividi le onde tumultuose del Po giallo e marrone che si perdono nell’immensità del mare. Così la rivedo anche adesso, insieme ai rigagnoli e ai ruscelli, alle nevi e alle rocce del Po del Monviso, tutta la mia, la nostra esistenza che non è molto diversa, in fin dei conti, né meno misteriosa di quella dei fiumi, tra i monti e i mari”.

3 commenti su “Sguardi. Mario Soldati – Io il cinema non lo volevo fare”

  1. Ho avuto la fortuna di conoscere ( parola ‘grossa’) Vainer Tugnolo…
    Innamorato del Delta Po e della sua Gente, ma soprattutto dei valori tradizionali e …dell’Uomo Fratello…
    Ovviamente del Cinema che fa sognare’ su solide basi culturali e di passione…
    E dei Racconti tra terra , mare e cielo…
    Sa leggere le ‘facce’ delle persone come pochi… immedesimandole nel loro contesto socio-culturale…
    Mi sembra di vedere le ..sculture del Murer nl suo …scrivere la vita attraverso la ‘sua’ gente…

    Grazie anche per aver … “Magnacharta” .. for future

    al…e …e

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    • Ho avuto la fortuna di conoscere ( parola ‘grossa’) Vainer Tugnolo…
      Innamorato del Delta Po e della sua Gente, ma soprattutto dei valori tradizionali e …dell’Uomo Fratello…
      Ovviamente del Cinema che fa sognare’ su solide basi culturali e di passione…
      E dei Racconti tra terra , mare e cielo…
      Sa leggere le ‘facce’ delle persone come pochi… immedesimandole nel loro contesto socio-culturale…
      Mi sembra di vedere le ..sculture del Murer nl suo …scrivere la vita attraverso la ‘sua’ gente…
      Grazie anche per aver … “Magnacharta” .. for future

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