E’ aperta al pubblico fino a venerdì 9 agosto 2019, allo Spazio Cartabianca ad Albignasego, la mostra “E quindi uscimmo a riveder le stelle” di Luca Baioni, Luca Vianello e Musica per dirigibili.

Questa esposizione continua il ciclo di mostre fotografiche per la promozione dei fotografi under 40,  che da sempre ha caratterizzato la proposta culturale della galleria stessa.

Cos’è la realtà?

L’uomo è stato realmente sulla luna, e lo sappiamo grazie ai filmati di Stanley Kubrick, la terra è piatta e ne siamo certi perché la luna influenza le maree, ma la terra è sferica e la luna serve solo a calcolare il proprio tema o carta natale, di cui non conoscevo il significato, perché l’astrologia non mi interessa, quindi cos’è la realtà? Qualcosa di tangibile o soltanto percepibile?

Come rendere reale ciò che possiamo o non possiamo definire nell’era in cui la tecnologia sembra darci tutte le risposte, fermandoci all’aspetto scientifico e tecnologico della filosofia della scienza, per cui non è fondamentale che esista la particella di Dio lunare, o almeno un Dio per l’etica morale religiosa.

Qual è il confine tra documentario e fantascienza? Da sempre l’uomo necessita di dimostrare la realtà, comprovandola, ciò vuol dire anche rendere reale qualcosa perché lo si accetta come tale.

Documentare il dubbio

I lavori in mostra si fanno neutrali di fronte a questa diatriba, limitandosi a documentare il dubbio, legittimandolo, in un dialogo tra realtà e finzione.

Ecco quindi come Luca Vianello, fotografo di Alba, nella sequenza “Cosmo” ci propone un archivio di immagini che racconta di stelle nello spazio profondo scoperte dal telescopio Hubble; peccato che tutte le immagini siano terribilmente false e provengano da un televisore senza segnale.

Il fotografo è uno scalatore e tornando dalla montagna nel 2018 ha trovato nel bidone delle immondizie un monitor anni ’70 con il cavo e la spina, che recuperato ed in seguito  collegato alla presa di corrente era senza segnale, e dava una immagine puntiforme bianca, su sfondo nero, come se ci fosse la neve nella televisione e questo era verosimile alle stelle.

Ogni didascalia in mostra riporta le coordinate spaziali, dove le rappresentazioni fotografiche si rispecchiano attraverso oggetti celesti realmente esistenti.

Allora il contemporaneo può vivere di falsità, in una alternanza di verità e funzione, non avendo la percezione del tempo che potrebbe essere passato e l’universo potrebbe essere passato, perché sappiamo esattamente come funzionano le onde gravitazionali?

Luca racconta: “Vorrei coricarmi a terra ad osservare le stelle, da sempre ne sono attratto in una maniera profonda e sono colpito dall’osservazione dei materiali scientifici, capaci di documentare quello che non possiamo percepire con i nostri occhi, se non attraverso la tecnologia”.

La malleabilità dell’immagine nel contemporaneo la destabilizza e le permette di vivere sulla falsa registrazione del visibile. Oggi, la fotografia, sta cavalcando un’onda di trasformazione e di racconto attraverso la finzione per autenticare una realtà spesso inaccessibile.

L’incubo degli astronauti

Invece in “THE SLEEPING LADY AND THE GOD FROM SEPULCHRE”  di Luca Baioni sul lancio dell’agenzia spaziale alle ore sei della mattina, abbiamo un video di  foto mosse, doppi piani, sovrapposizioni, un rumore assordante, la camminata lentissima dell’astronauta, giusta assai, in un terreno che sembra permafrost, seguita dalla sequenza del telefono con la rotella dei numeri ed altre immagini quasi ferme.

In questo mix di Apollo 11 e Apollo 17, riguardando i filmati Nasa, Luca Baioni ha rivissuto e creato l’incubo degli astronauti, ha percepito le loro difficoltà, le loro paure in un tempo reale, non concettuale, per un problema con sé stessi, in quanto il corpo umano  non è strutturato per l’assenza di gravità; inoltre nelle missioni spaziali i primi astronauti provenivano dalle file dei piloti aeronautici, mentre ora si cura maggiormente la preparazione scientifica rispetto alla tecnica aerospaziale, quindi i piloti spaziali sono astrofisici.

La visione del filmato è uno specchio in cui esistono contenuti soggettivi ai quali si mischiano, entrando dentro, quelli del mondo; esso non riflette, solitamente, in modo chiaro la somma di forme provenienti dal dentro  e dall’esterno, cioè la coscienza intrinseca, ma esprime comunque una sensibilità in grado di comprendere tutte le percezioni che possono, non sempre sapersi esprimere in linguaggi formali o linguistici adeguatamente chiari. In questo senso esse appaiono riconoscibili, ma non facilmente esprimibili, dunque “nascoste”.

Musica nello spazio profondo

(MUSICA PER DIRIGIBILI è una musica dal vivo con “The sleeping lady and the God from sepulchre”, cioè una musica elettronica ed uno spazio profondo, caposaldo del cinema fantascientifico dal theremin in poi, in un inedito incontro che accompagnerà i viaggiatori interstellari verso nuovi orizzonti udibili.

Mauro Pivetta: eletronic & sample

Giulio Dehesh: piano & electronic

Attraversando generi quali l’Ambient, l’Elettronica e Noise, il gruppo sperimenta e ci introduce in sequenze sonore moderne, conducendoci elegantemente in visioni differenti della musicalità contemporanea, anche in luoghi finora inesplorati o inusuali per nuove sperimentazioni.

La mostra a Cartabianca

La mostra fotografica e l’installazione video rimarranno visitabili allo Spazio Cartabianca dal 19 luglio al 9 agosto 2019 dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00 previo appuntamento.

Lo galleria di Spazio Cartabianca, sin dalla sua nascita, offre in città un’alternativa di qualità per conoscere ed apprezzare nuovi autori e nuove fotografie.

Alla promozione di giovani emergenti under 40, apriamo la nostra galleria alla valorizzazione di progetti anche di autori più maturi.

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