Sabato scorso, a Lendinara “Sorry, boys”, una riflessione sulla violenza maschile contro le donne, che trae spunto da una storia vera. 


Terza tappa del progetto sulle Resistenze Femminili con “Sorry Boys”, presentato sabato 12 novembre al Teatro Ballarin di Lendinara, nell’ambito della Rassegna Musikè, a cura della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti a Gloucester, Massachussetts, questo lo spettacolo di e con Marta Cuscunà, con le teste mozze progettate e realizzate da Paola Villani in uno scenario nero, composto dalle cinque teste di ragazzi appese a sinistra del palcoscenico, e da sette teste di adulti a destra, quelle di quattro madri, due padri e del preside e dell’infermiera della scuola coinvolta. Sono tutti appesi come trofei di caccia, 

La storia è iniziata come un pettegolezzo che serpeggiava tra i corridoi della scuola superiore di Gloucester, in cui c’erano 18 ragazze incinte, un numero quattro volte superiore alla media, e non per tutte sembrava essere stato un incidente.

La storia, poi è rimbalzata in città: alcune delle ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una comune femminile. Quando il preside della scuola ne parla in un quotidiano, scoppia una vera e propria tempesta mediatica e la vita privata delle 18 ragazze diventa uno scandalo che imbarazza l’intera comunità di Gloucester.

Giornalisti di tutto il mondo invadono la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto così sconvolgente, ma le famiglie si chiudono nel silenzio, turbate dal fatto che la vita sessuale delle proprie figlie fosse diventata il pettegolezzo dei talk show di Australia, Giappone, Brasile, Gran Bretagna e oltre.gluocester-18-lendinara-3

The Gloucester 18 è un documentario in cui si dà voce ad alcune di quelle ragazze, lontano dai riflettori dello scandalo; una di loro confessa di aver voluto creare un piccolo mondo nuovo, ed una famiglia tutta sua, senza violenza, dopo aver assistito ad un terribile femminicidio, o dopo l’aggressione di un ragazzo padre di uno dei nascituri.
Questa scoperta è stata per l’autrice ed attrice un campanello d’allarme. Ecco alcune parole dei dialoghi delle teste mozze: “Un uomo è solo in guerra…cowboy contro indiani tutti froci, un uomo deve essere un uomo come Schwarzenegger; il mio ego deve avere un complesso di Napoleone, questo è il mondo della libera imprenditoria del sesso, hei sei frocio?, dove era il preside mentre accadeva tutto ciò, dove erano gli assistenti sociali, queste ragazze volevano un cambiamento, questo patto è irrazionale, superficiale, loro hanno capito il potere, io penso che sono troppo giovane per diventare padre, secondo voi perché le ragazze non ci vogliono? Alla fine era un sorriso genuinamente felice”.

Marta Cuscunà parlando delle fonti che l’hanno ispirata spiega che ha continuato a cercare notizie su Gloucester, per capire in quale contesto sociale abbia potuto mettere radici l’idea di un patto così paradossale e sconvolgente.
Trova quindi un’altro documentario “Breaking our silence”, in cui il capo della polizia di Gloucester rivela come non passasse giorno senza che il suo dipartimento ricevesse una segnalazione di violenza maschile in famiglia: i dati forniti sono impressionanti: 380 chiamate per violenza domestica in un anno e 179 arresti, in una cittadina di 30.000 abitanti.

Il documentario racconta anche come questa situazione avesse spinto 500 uomini ad organizzare una marcia nelle strade della cittadina per sensibilizzare la comunità al problema, definendosi Uomini contro la violenza.
Nelle interviste molti di loro dicono di aver sentito il bisogno di mobilitarsi in prima persona, consapevoli del fatto che la violenza maschile sia un problema delle donne, che inevitabilmente la subiscono, ma che soltanto gli uomini possano risolverlo, cambiando la cultura maschile dominante che continua a causare queste tragedie.
L’idea che sta alla base di Sorry, boys è che a Gloucester, la contestualità tra il patto segreto di maternità delle 18 ragazze e la marcia degli uomini, non sia stata solo una coincidenza e che tutto ciò abbia a che fare con il modello di mascolinità che la società impone agli uomini.

“E’ il tentativo di trovare nuove forme per comunicare il tema del cambiamento maschile, lasciando intravedere come esso potrebbe aprire nuovi spazi di libertà. Perché se è vero che una società sbilanciata al maschile, inevitabilmente li favorisce, non è altrettanto scontato che quel modello permetta loro di essere uomini felici. Uomini felici….forse è anche di questo che hanno bisogno le donne”.

Uno spettacolo molto duro, crudo che lascia poco margine al genere maschile, sia esso giovane o adulto, e ancor di più nell’odierna America dopo la votazione Presidenziale ed attuale anche in Italia dove il femminicidio è all’ordine del giorno.

Quasi in ogni casa ci sono episodi di violenza fisica o psicologica e l’educazione dei futuri uomini spetta proprio alle madri, che devono crescere figli che in primis rispettino colei che li ha generati, poi le maestre, le insegnanti, le future mogli o compagne….sempre che in famiglia non ci sia un padre violento, con un modello genitoriale pessimo.
Impegniamoci tutti per crescere persone felici !

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