Cosa dorme sotto l’ex carcere di Rovigo? Da questo interrogativo prenderà il via una piccola ricerca, tra storia antica e cronache recenti, alla scoperta di un’area di Rovigo profondamente cambiata nei secoli, che vi raccontiamo nel numero di REM in edicola a dicembre. 

Cosa dorme sotto gli edifici abbandonati dell’ex casa circondariale di Rovigo? 

Questo interrogativo mi incuriosiva da circa un paio d’anni, dopo una singolare visita compiuta all’interno del carcere rodigino. Nel numero di REM in uscita a dicembre, provo a raccontare una storia che, in realtà, è fatta di tante storie. L’urgenza iniziale era di preservare la storia dell’area, nel timore che l’area dell’ex carcere, oggi abbandonata, sarebbe stata presto rasa al suolo per costruire qualche orribile palazzina. Oggi, pur essendo calate le preoccupazioni per la sorte dell’ex casa circondariale, vale ancora la pena di scoprire la particolarità di un’area molto caratteristica (almeno in tempi antichi) della città.

La visita a cui accennavo prima era organizzata dal Centro Francescano di Ascolto, assieme al Fondo Ambiente Italiano. In quell’occasione, accompagnato dai detenuti in veste di “guide turistiche”, avevo percepito appena uno scorcio della storia dell’area, un accenno al convento che vi sorgeva, un flashback all’assalto terrorista del 1982.
E proprio al FAI, nella persona di Chiara Tosini, mi sono rivolto per raccogliere i primi materiali, provenienti dall’Archivio di Stato.
Per la verità, quando ho proposto l’articolo a REM, contavo di cavarmela strappando un po’ di virgolettati a una serie di persone che ne sapevano già più di me. E invece mi sono trovato a documentarmi in prima persona, scoprendo ad esempio quanto radicato fosse in città il convento delle Agostiniane e quale scempio sia stato compiuto a partire dall’Ottocento in quest’area della città.
La vera difficoltà era mettere in un’unica narrazione la liberazione delle quattro detenute di Prima Linea, il convento delle monache della Santissima Trinità e la casa circondariale inaugurata negli anni Trenta e svuotata nei mesi scorsi. Tre facce della stessa, lunga, storia. E ci sarebbe da scrivere molto ancora, dopo questo articolo, che è a malapena un’introduzione con qualche suggestione.

Per quanto riguarda le fonti, la prima è ovviamente il classico “Rovigo: ritratto di una città” (edito da Minelliana), zeppo di informazioni sul monastero e sull’area vicino al tempio della Beata Vergine del Soccorso (da cui è tratta anche l’immagine sopra). Altre informazioni si trovano nel libro “Il potere del sacro” (Ed. Minelliana), dedicato ai podestà ritratti nei teleri della Rotonda. All’evasione delle quattro terroriste di Prima Linea, infine, è dedicato il recente libro “Rovigo, 3 gennaio 1982” (Ed. Apogeo) di Caterina Zanirato e Leonardo Raito.

2 risposte

  1. Le faccio i miei complimenti per il suo interesse della nostra città,la cortesia che le vorrei chiedere riguarda un’ altra cosa , una persona che non ho saputo rispondere mi chiese ; perchè il ponte Marabin si chiama cosi? spero e la ringrazio di una sua risposta cordialmente la saluto…Emilio

    1. Grazie per i complimenti, davvero.
      Per quanto riguarda ponte Marabin, ricordo di averlo letto da qualche parte, ma non ricordo dove. Perché “ponte” è una domanda facile (visto che di lì passava l’Adigetto), ho un vuoto sull’intitolazione a Marabin. O meglio, ho un ricordo, ma vorrei evitare di risponderle una cosa sbagliata.
      Provo a spulciare qualche libro o a chiedere a chi potrebbe saperne più di me.
      Magari viene fuori una nuova storia carina da raccontare!

      Francesco

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