A molti, il nome di Palazzo Manfredini non dirà nulla. I più informati, lo identificheranno come la sede di Confagricoltura. Pochissimi ne conosceranno la storia, che pare risalire addirittura alla seconda metà del Quattrocento. A ricostruirla, in un libro di recente pubblicazione, la storica Laura Fasolin.

Residenza, stamperia, fabbrica di liquori, caserma austriaca, scuola elementare, sede dell’associazione di categoria degli agricoltori. Come molti altri edifici storici, è un palazzo dalle molte vite e dalle molte forme, quello narrato nel libro “Palazzo Manfredini a Rovigo. Storie di uomini, famiglie e mestieri tra il 1485 e il 1953”, che sarà presentato al pubblico martedì 9 maggio, alle 18.00 a Palazzo Manfredini (dove, sennò?), in piazza Duomo a Rovigo. 

Il libro, ultima fatica di Laura Fasolin, ricercatrice storica e autrice di pubblicazioni e documentari, va alla scoperta di uno dei palazzi meno conosciuti del capoluogo polesano, forse anche per la collocazione in una piazza messa al servizio delle automobili e mai rivalutata. Il libro, dunque, è interessante quanto meno perché stimola curiosità e spinge a vedere, forse per la prima volta, un edificio che è sotto gli occhi di molti ogni giorno.

A che epoca risale, per dirne una? Facendo ricerche all’Archivio di Stato, l’autrice ha scoperto un documento che lo fa risalire agli anni Settanta del Quattrocento, anziché al secolo successivo, come voleva un’ipotesi diffusa. Appartenuto alla famiglia Manfredini, poi trasferitasi a Ferrara, da fine Settecento è passato di mano in mano, attraverso affitti a privati, poi ad attività commerciali (la stamperia dell’Andreola e poi del Minelli, fabbricatori di liquori e rosoli), per poi essere trasformato in caserma sotto il dominio austriaco e in scuola elementare maggiore maschile in seguito.

Oltre alle sorti dei mattoni, il libro ricostruisce a ritroso le storie e le vite di chi ha animato il palazzo. Un’opera singolare, scrive Luigi Contegiacomo, “perché narra innanzitutto al lettore come l’autrice sia arrivata a ricostruire le vicende di Palazzo Manfredini, partendo da informazioni irrisorie e confuse, per giungerne ad una genesi lontana nel tempo e mai immaginata sinora da quanti ne descrivevano distrattamente l’eleganza formale, attribuendone superficialmente la fattura alla famiglia di cui porta oggi il nome, l’antichissima genia dei Manfredini”.

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