Il nostro è un paese ormai avvezzo alle tempeste nel proverbiale bicchier d’acqua e al silenzio di tomba sulle questioni importanti. Ascoltando i media, i leader politici e gli “influencers” di vario genere (che brutto neologismo, richiama alla memoria gli “untori” manzoniani) verrebbe da pensare che l’approvazione o meno dello ius soli da un lato ci dia o ci tolga la patente di paese civile (come se invece avere la mafia al governo fosse solo un dettaglio) e dall’altro sia uno strumento decisivo per risolvere la questione dei migranti. Pazienza se questi sono i toni dei politici e dei loro vassalli, è chiaro che alcuni vedono negli immigrati un fenomenale serbatoio elettorale ed altri agitano lo spauracchio dell’uomo nero in chiave populista con analoghe motivazioni ma rivolte all’elettorato opposto. Ma gli elettori un’idea più precisa se la dovrebbero fare e potrebbero verificare i diversi sistemi usati negli altri paesi in tema di acquisizione della cittadinanza, vedere come funzionano ed hanno funzionato e infine trarre le conclusioni opportune, usando una volta tanto il proprio discernimento. Non mi stancherò mai di ripetere che tanto il diritto di cittadinanza acquisito per nascita quanto quello concesso per residenza prolungata possono funzionare egregiamente, a patto che vengano attuati correttamente, dire che l’uno è in assoluto migliore dell’altro è sbagliato e fuorviante.

Ormai la comunicazione politica ha acquisito i modelli utilizzati per la pubblicità, slogans e storytelling la fanno da padrone: l’importante non è informare, educare, stimolare alla riflessione ma è piuttosto convincere, affabulare, spingere al consenso immediato, acritico e spesso inconsapevole. Così vediamo gli spot con i bambini (l’emotività paga) che affermano di sentirsi italiani perché mangiano la pizza e vanno allo stadio a tifare Roma. Vogliamo essere così crudeli da escluderli? Da negare loro l’obesità da carboidrati e l’eredità di Totti “er pupone”? Riflettiamo un attimo: io amo la metropolitana di Londra, lo steak & kidney pie e il whisky di malto, di conseguenza devo inoltrare una richiesta a Buckingham Palace per diventare suddito della Regina Elisabetta.

Il disegno sottile (se lo capisco io poi tanto sottile non dev’essere) è utilizzare questi problemi per distrarre l’opinione pubblica da ciò che accadrà davvero. A chi ci governa non interessa che i meno fortunati muoiano a casa loro, nel Mediterraneo o sopravvivano in Europa tra mille difficoltà. Non interessa neppure se gli elettori sono caucasici, neri o di qualsiasi colore, non certo per magnanimità illuminata ma piuttosto perché il modello di società che appoggiano e per il quale lavorano assiduamente è assolutamente razzista però non su base etnica ma su base economico-culturale. Non è casuale che negli USA Obama abbia raggiunto la casa bianca: alle multinazionali e alla grande finanza interessa disporre di qualche miliardo di persone da sfruttare e di qualche migliaio di obbedienti vassalli che eseguano i loro ordini con crudele puntualità. Razza e provenienza non contano, un povero è povero, punto e basta. Così, mentre assistiamo all’osceno teatrino dello “ius soli” l’involuzione neoliberista naviga avanti tutta senza troppi ostacoli con la benedizione dell’Unione Europea, di Soros, dei petrolieri, dei Rotschild e con la complicità di buona parte della classe politica. C’è da augurarsi che, come accadde ad un famoso transatlantico orgoglio dell’ingegneria anglosassone, anche il battello del nuovo ordine mondiale trovi un ostacolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *