Con l’incontro con la scrittrice Antonia Arslan, è arrivata al terzo appuntamento la rassegna “Cinque appuntamenti… viaggiando tra arte e cultura”. Ancora una volta un’affascinante spaccato di storia e cultura del popolo armeno. Lo ha seguito per REM Cristina Sartorello.

Rovigo Convention Visitors e Bureau, con la promozione di Camera di Commercio Venezia Rovigo, Assindustria Srl e la collaborazione della Fondazione Cariparo, ha organizzato fino a gennaio 2017 una serie di incontri con scrittori, giornalisti, intellettuali del panorama culturale italiano, che affronteranno diverse tematiche quali arte, turismo, storia, territorio e società.

Il ciclo di incontri rientra nelle attività di promozione parallele alla mostra “I Nabis, Gaugin e la pittura italiana d’avanguardia”. Dopo la giornalista Sabrina Scampini, autrice del libro “Perchè le donne valgono”, della sociologa Eleonora Buratti, autrice del libro la “Dieta dei mestieri”, è il turno della scrittrice Antonia Arslan, con il libro “Lettera ad una ragazza in Turchia”.

Intervistata da Wendy Muraro, la professoressa Arslan, di origine armena, ha detto di sentirsi molto legata al territorio polesano, poiché sua madre era di Lendinara. Perché questo titolo? Si parla di tre ragazze armene, delle loro diverse storie, e si passa dalla Turchia, perché Costantinopoli faceva parte dell’Impero d’Oriente e molti armeni nel 1915 vivevano lì, in un territorio ricco economicamente e culturalmente, in cui tutte le donne armene erano alfabetizzate.

L’alfabeto è unico, composto da 38 lettere, è una scuola di cultura, perché per gli armeni è la culla della loro cultura ed è stato un collante per la loro identità culturale, magistralmente dimostrato dall’isola di San Lazzaro degli Armeni, regalata nel 1717 dal Senato della Repubblica Veneta agli Armeni, seguaci di Mechitar, ovvero Manug di Pietro, detto il Consolatore.

La prima storia parla di una ragazza che a 14 anni non ha neanche un sogno, ma solo la voglia di sopravvivere e così giovane parte dal Libano, va a Parigi e poi in America, dove portò agli americani il riso Pilaf, ed il riso bur bur armeno. Il ricordo del suo successo americano è dimostrato da un cappello di paglia, con le tese incurvate in su ed un largo nastro rosa che lei comperò a Parigi prima di salire sul treno, pur avendo pochissimi soldi, di cui abbiamo notizia perchè questa imprenditrice in tarda età dettò la sua autobiografia.

La seconda storia narra di una storia d’amore di una ragazza con le gote di pesca, avente una grande passione per la cultura: era la bisnonna della scrittrice, nata nel 1865, che trasmise al marito l’interesse per i libri e la letteratura, e quindi di elevare il livello culturale nella popolazione.

La terza storia è quella della bella Noemi, che sposa un fratello del nonno della scrittrice, come si vede dalle fotografie trovate da un suo cugino. Il direttore dell’ospedale di Trebisonda, un medico soprannominato “The baby killer”, avvelena i bambini con la morfina, cerca di sposare Noemi vestita all’occidentale, dopo averle ammazzato il marito, ed il fratello, entrambi medici, e lei per non soccombere, muore inabissandosi nelle acque del mar Nero.

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Ho conosciuto Antonia Arslan acquistando il suo primo libro “La masseria delle allodole”, in una bancarella a Padova, quando lei non era ancora una scrittice affermata, poi la incontrai nel 2004 a Rosolina, proprio per la presentazione dello stesso libro, futuro premio Strega e Campiello, che io avevo già letto con grande curiosità storica ed entusiasmo, dal quale è stato tratto nel 2007 l’omonimo film diretto dai fratelli Taviani.

Con il nuovo libro la scrittrice dallo sguardo amichevole e rassicurante, continua a costruire il futuro senza dimenticare il passato, trasmettendo un messaggio di speranza e di serenità per un popolo, non ancora riconosciuto storicamente dopo cento anni dal genocidio armeno nel 1915.

I prossimi incontri saranno il 16 dicembre alle 18.30 con lo psicanalista Massimo Recalcati, nel Salone del Grano della Camera di Commercio di Rovigo e per finire il 13 gennaio 2017 alle 18 a Palazzo Roncale, con il giornalista Emilio Casalini.

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