Tre giornate in barca tra scanni e paradeli, alla scoperta della natura emozionante e delle attività umane nel Delta del Po. Il ricco reportage fotografico di Cristina Sartorello.
Volete trascorrere una giornata serena in mezzo alla natura, conoscendo specie vegetali poco note, e gli animali inseriti in un habitat delimitato? Basta partecipare ad una escursione della Associazione Sagittaria, che si occupa della salvaguardia della flora e della fauna del nostro territorio. Ecco quindi il Summer Camp lo scorso weekend nel Delta del Po, con tre giorni di avventura naturalistica.

In barca tra lagune e paradeli
Ci si imbarca a Pila di Porto Tolle con una barca piccola e piatta, per andare facilmente nei canneti dove il fondale è basso, passando dalla busa di Scirocco, in cui il punto più profondo è di 15 metri. Qui in origine c’erano risaie, dette Pezze, appezzamenti per il riso, i canaletti laterali si chiamano “paradeli“.
Si accede alla laguna del Bassone, nella sacca del Canarin, ed alla fine della busa di Scirocco si è in mare dove si verifica il fenomeno del cuneo salino, in cui il mare entra dentro nel Po, con l’innalzarsi della marea, in quanto l’acqua salina scorre sul letto del fiume, perché più pesante dell’acqua dolce.
Il paesaggio è a volte naturale, a volte è di natura antropica per riconsolidamento della costa, che altrimenti verrebbe mangiata dall’erosione. Una volta tolte le piante, la terra del Delta viene rapidamente spazzata via dal vento.
Si procede poi a piedi sullo scanno Canarin per fare il punto di rilievo sulla vegetazione, con il metodo Brown Blanquet, riconosciuto in tutta Europa, che permette di caratterizzare la specie qualitativamente e poi quantitativamente. E’ difficile l’interpretazione dei dati, si deve prestare attenzione a dove si fa il rilievo, scegliere un’area omogenea, uniforme nella morfologia, per poi fare l’elenco delle specie presenti ed associare a ciascuna un valore di quantità, secondo la scala di B-B: il massimo è da 75 a 100 e corrisponde a 5.

In barca tra i paradeli del Delta
In barca tra i paradeli del Delta

Alla fine avremo l’elenco e la quantità, dobbiamo dare la copertura di ogni singola specie, altezza media della vegetazione, poi i segni di disturbo legati alla marea, va riportato ad indice matematico, si fa una volta è una istantanea in quel momento e quel posto.

La spiaggia è strettissima perché è in costante erosione, c’è una vegetazione atlantica che sta coprendo lo scanno, perché ci sono piante esotiche o aliene tipo le tamerici. Il gabbiano reale fa il nido qui, predatore di uova, pulcini, lucertole. Si vedono chiaramente le sue impronte sulla sabbia.

Qui lo scopo dell’associazione è la comparazione tra le piante di adesso e quelle del 1800, con il supporto della professoressa Cristina Villani, docente di Scienze Naturali all’Università di Padova, dove lavora anche all’Orto Botanico.
Si attua anche il censimento della avifauna acquatica, come il beccamoschino, un piccolo uccelletto di cui cantano solo i maschi, e due volpoca; inoltre si procede alla mappatura degli insediamenti abusivi sugli scanni e sullo scanno Canarin, lungo 2,5 km ci sono 20 casette non autorizzate.

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Al mercato del pesce di Pila
Straordinaria la visita al mercato ittico a Pila: il pesce va a Porto Viro e poi in Spagna, ci sono tanti tipi di pesce, tutto nostrano, come la volpina o meccia, diversi tipi di cefalo, la verzelata, tra questi la bosega è la più pregiata, poi il luccioperca, la ricciola, lo storione, le seppie.
C’è un’asta con 32 commercianti solo per il pesce pescato in giornata, non mescolato con pesce di importazione. Il veterinario Nicola Tiengo controlla il corretto funzionamento sanitario del mercato e la tutela ittica per dimensione.

Al mercato del pesce di Pila
Al mercato del pesce di Pila

Ci si va ad accreditare in ufficio, sul tabellone c’è il prezzo d’asta, il battitore decide il prezzo. Gli acquirenti sono grossisti, venditori ambulanti, ristoratori che vengono anche da lontano.
La leccia, parente della ricciola, pesa 15, 20 kg, si fa in tutte le maniere, è un pesce di mare, viene a predare il cefalo alla foce della laguna del Po, sono pescati con la lenza. Non si usa la lampara qui, a differenza della Croazia.

Le vongole sono pescate con un rastrello apposito. Il 30% dei vongolari sono donne. Ci sono 350 pescatori a Pila con licenza per le vongole, e consorziato con Scardovari conta 1500 pescatori, uno dei più grossi mercati d’Europa. Finita l’asta, i pescatori e gli acquirenti giocano a trionfo.

La Sacca di Scardovari
Il giorno dopo ci si imbarca a Santa Giulia di Porto Tolle dove ci sono le contro golene di protezione della sponda, tipiche della parte terminale del Po di Gnocca, sono formazione di piante fluviali acquatiche Potamogeton, cioè piante prioritarie come il salice cespuglioso che cresce con le radici in acqua e la ruppia, pianta acquatica che vive nelle zone salmastre, sono importanti per l’ecosistema, sono difese per il nucleo salino acquatico.
Si entra nel sistema lagunare di Scardovari, a bassa marea, in cui le canne con le loro radici fermano il sedimento; qui si trovano le gallinelle d’acqua e la folaga dalle zampe lobate, nell’acqua bassa emergono i fondali detti “velme“; c’è un magazzino del riso abbandonato, è l’unico sito lagunare, dove nidifica l’avocetta, a parte le valli.
Sagittaria segue questo lavoro di scavo idraulico, per mantenere la circolazione dell’acqua dentro la sacca e per difendersi dalle mareggiate con un PMA, cioè piano di monitoraggio ambientale, in quanto i sedimenti sono rilevatori ambientali, punti fissati con il gps. Si comunicano quindi i dati alla Regione, per dimostrare alla Comunità Europea che non ci sono danni al Parco del Delta.

Lembi di terra e edifici sommersi nella Sacca
Lembi di terra e un magazzino sommerso nella Sacca

C’è un controllo ambientale, un equilibrio tecnico ambientale, tutto certificato: si misura la torbidità dell’acqua con il disco di Secchi, ed anche la profondità di scomparsa del disco.
La Sacca di Scardovari è rinomata per la produzione di cozze, vongole ed ora ostriche. Ci sono 3.500 ettari di allevamento di cui 100 privati, con orti delle vongole, che sono il 10% dell’estensione della Sacca.
Il marangone minore, la specie più piccola del cormorano c’è solo qui, il cormorano è un animale molto resistente, è un animale antico che non ha la ghiandola dell’uropigio, quindi si deve asciugare al sole e lo troviamo sulle barene.
L’acqua è ossigenata perché è in movimento, se non è aperta la bocca della Sacca di Scardovari vengono le alghe che portano via l’ossigeno e tutto muore.

Un altro impegno di Sagittaria è la ricerca delle tartarughe marine, che sono predatori ed inseguono i branchi di pesci che entrano nella Sacca. Le Caretta caretta hanno una altissima mortalità causata dall’uomo, perché si imprigionano nelle reti. Vengono qui a mangiare nelle foci fluviali, ma non sono mai stati trovati i loro nidi.
Ci sono dorsali di conchiglie, cioè barene artificiali, barene del PIM, il piano integrato mediterraneo, e qui nidificano le beccacce di mare ed i fraticelli, gli uccelli chiamati “voltapietre” perché nel nord Europa girano i sassi, mentre qui lo fanno con legnetti.

Ostriche, cozze e vongole del Delta
Da un anno e mezzo nella Sacca c’è un impianto di ostriche monitorato dalla Francia, è stato un esperimento per provare a vedere se vengono meglio. Qui impiegano due anni per diventare una ostrica rosa del peso di 80-90 grammi, in Francia tre o quattro anni.
Sono chiamate “la perla del delta” e sono vendute in Italia nei mercati di Milano, Roma, Torino, Bari e poi in tutta Europa.
Mentre nelle “peociere” le cozze rilasciano il seme due volte l’anno, nasce che è bianco, in due mesi cresce, viene portato sulle palafitte, si cambia la rete con una maglia sempre più grande e meno fitta, all’interno c’è un tubo di plastica più largo, e dopo 40 giorni la rete con le cozze cresciute viene portata in mare.
Ogni 50- 60 cm c’è una treccia con le cozze, legate ad un boa gigantesca; le cozze sono ora esportate per la prima volta anche in Inghilterra, e vanno in Puglia due volte al mese.

La raccolta di mitili nella Sacca di Scardovari
La raccolta di mitili nella Sacca di Scardovari

Le cozze sono prodotte nella Sacca dal 1969, vengono mangiate dai pesci, specialmente le orate, si salva il 10% di quelle che metti, mentre per le ostriche il 50%. Il maschio delle cozze è colorato la femmina quasi bianca, con una crescita di un cm al mese; vengono prodotte 9mila tonnellate all’anno di vongole e 5-6 mila tonnellate di cozze all’anno, nel delta resta il 3 per cento.
Ogni 7-10 anni al massimo i vivai per le cozze vengono rifatti, sono di castagno e rovere perché un parassita li mangia ed ora ci sono esperimenti in cemento e pvc.

Per la pesca delle vongole le draghe scavano e pompano dentro un tubo e sparano il sedimento dove è necessario, con evacuazione del popolamento, da 15 anni sempre con la stessa metodica. Nella bocca Sud della Sacca dove il mare spara tutti i sedimenti ci sono gli scanni della Bottonera, che pulsano in avanti e indietro, è tutto sedimento molle; dove c’è tanta acqua si smuove il fondo a tre metri con un turbo soffiante, quando è più bassa tiri la rasca.
Questo è un limite amministrativo, perché non sei né in mare né in laguna.
La raccolta delle vongole è suddivisa in orti, soci, cooperative e consorzio cooperative.

Pescando le vongole raccolte con le mani nella sabbia si trova la corbola, un invertebrato come una piccola cannocchia. Le vongole rilasciano il seme, si depositano sul fondo non sono sospese, aspirano ed espellono acqua in continuazione perché c’è il plancton; ci mettono un anno e se ne producono 20-40 kg per metro quadro, nascono nella nursery, poi vengono sparpagliate a nord e varia dai 30 ai 40 ettari.

Uno spettacolare evento, durante la navigazione, è l’arrivo di un branco di sei delfini tursiopi, che si avvicinano al Delta per mangiare. Una visione emozionante da godere in rigoroso silenzio.

Un delfino nuota poco lontano dalla nostra barca
Un delfino nuota poco lontano dalla nostra barca

Non è mancata la visita al Cason di Valle “La Bagliona”, della famiglia Penzo. In passato il paese di Porto Levante era interno di valle Bagliona, una valle da pesca il cui territorio si forma tra il ‘600 ed il ‘700, dove si allevano i branzini, i cefali, le orate e le anguille, che ora si stanno estinguendo.
Sono una dozzina le famiglie che possiedono le 26 valli. I padroni vanno in autunno e inverno, seguono i lavori nella valle, per un attaccamento tradizionale. Non sono un meccanismo economico, ora sono squisitamente di proprietà, specialmente per la caccia.

Il monitoraggio e la tutela dell’ambiente
Un ulteriore scopo dell’associazione Sagittaria è contare i nidi di fraticello, in calo progressivo, e la successiva divulgazione e sensibilizzazione del pubblico presente nello stabilimento balneare di Scanno Cavallari, la mattina del terzo giorno del “Summer Camp”, con liberazione di rapaci ed acquatici del Cras (Centro recupero animali selvatici) di Polesella: due gabbiani reali, una civetta, un gheppio ed un rondone.
E per finire la lotta pratica alle specie esotiche, una prova pratica di citizen science con i turisti, con eradizione delle specie botaniche non autoctone e riconoscimento delle specie psammofile, cioè degli ambienti sabbiosi, dai nomi impronunciabili, sostituiti con nomignoli popolari.
Grande entusiasmo ed attenzione di grandi e piccini alle proposte di Emiliano Verza della Associazione Sagittaria, frenate solo dall’arrivo del temporale; inoltre non è mancata la pratica dello yoga sulla sabbia a cura della Associazione Triskaelia.
Che bel modo di fare vacanza, ad un costo irrisorio, imparando tante cose in un ambiente sano!

Isole abbandonate nel cuore del Delta
Isole abbandonate nel cuore del Delta

Una risposta

  1. Diciamo che quando si parla delle ostriche rosa , non è proprio giusto quello che si dice, anzi ci sono cose dette che vorrebbero aggiornate.
    Se leggete gli articoli sulla Perla è molto più chiaro

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