Parlare di natura è  un po’ di moda, ma si sa poco delle realtà locali e di cosa si fa per difendere il nostro territorio. Merita di essere conosciuta, invece, “Sagittaria”, una Associazione Culturale Naturalistica, nata nel 2006 per volontà di quattro tecnici del settore naturalistico ambientale.
Alessandra Tozzi è la presidente dell’Associazione fondata con l’intento di diffondere le conoscenze in ambito ambientale per promuovere una gestione scientificamente ed eticamente corretta del patrimonio ambientale.

L’Associazione si prefigge il compito di monitorare, gestire, salvaguardare, tutelare e fare conoscere tale patrimonio, mediante criteri scientifici, con ricercatori esperti nella flora e nella fauna locale, nella sua divulgazione e nella realizzazione di interventi di miglioramento ambientale.

Ecco quindi la bellissima escursione naturalistica il 29 aprile scorso a Canalnovo e nella golena di Villanova Marchesana, oasi del WWF, con la finalità di sperimentare il “Sound Walking”, cioè l’ascolto dei suoni dell’ambiente, e poi la conoscenza della fauna e della flora cioè delle piante presenti in questa stagione. L’esperienza di camminare bendati verso il fiume tenendo una mano sulla corda vicina e guidati dalla voce di Emiliano Verza, esperto in ornitologia, ha permesso di entrare in un diverso uso sensoriale del nostro corpo, perchè è stato escluso il canale visivo, privilegiando quello uditivo.

In questo modo è possibile lasciare passare ciò che prima era prioritario, come il suono di un aereo, una macchina o una moto, ed ascoltare il suono del vento, il fruscio delle foglie, il ronzio delle api, il canto dei diversi uccelli, il gracchiare delle rane, la presenza dominante dei fagiani ed altro ancora.
Si sperimenta l’esperienza psicomotoria dell’equilibrio-disequilibrio, con gli occhi coperti, per un lieve ondeggiare del corpo alla ricerca del baricentro nella postura verticale, camminando in un terreno non regolare per la presenza di buche, rami, foglie.

L’uomo è principalmente un essere visivo: pur avendo altri quattro sensi, non li usa separatamente e si perde una meravigliosa opportunità di affinare le percezioni corporee, lavorando sull’aspetto sensoriale, mentre chi è ipovedente o ipoacusico deve necessariamente utilizzare gli altri apparati del suo corpo, come un animale che deve difendere i suoi piccoli.

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Ritornare alla luce dopo aver tolto il fazzoletto che copriva gli occhi ha permesso l’ ascolto degli stessi suoni, con una intensità che va sfumando, perché siamo nuovamente presi da ciò che ci circonda e pronti a vedere una delle garzaie più grandi della nostra zona, un luogo inaccessibile a piedi, per cui da lontano o con l’aiuto del binocolo scopriamo i nidi degli aironi cinerini, delle garzette, poco l’airone rosso qui, la nitticora, la sgarza ciuffetto, l’airone guardabuoi.

L’associazione Sagittaria si occupa da molti anni del conteggio di tutte le coppie nidificanti sia degli aironi che di tutti gli uccelli acquatici. Questi uccelli rigurgitano il cibo predato, cioè pesciolini, rane, uccelli, per nutrire i loro piccoli. Le coppie più giovani di cinerino si mettono ai lati, mentre quelle più vecchie al centro della colonia, tutti uniti nel nidificare per difendersi maggiormente.

L’agronomo Fabrizio Barbieri ha spiegato in seguito tutte le piante incontrate nel nostro cammino, sia quelle buone che quelle tossiche, perché andare per erbe è un piacere che si traduce in un mangiare sano, ha una tradizione storica e non costa nulla… basta avere possibilmente un cestino di vimini, raccogliere foglie o fiori da lavare con attenzione, eliminando le foglie danneggiate e cuocerli il più rapidamente possibile, lessati in poca acqua o in padella.

Si possono trovare il rovo utilizzato per i risotti, morus alba o nigra per le confetture, la ristoloquia, pianta puzzolente con frutti che assomigliano ai fichi, una pianta tossica, usata per le proprietà antitumorali o in passato come pianta abortiva. Si passa all’artemisia vulgaris o assenzio selvatico, tossica a piccole dosi, poi l’equiseto o coda di cavallo, una pianta preistorica, senza foglia, che può essere maschile sterile o femminile, ed ha funzione remineralizzatrice. E ancora il bruscandolo o luppolo, della famiglia delle urticacee, che ha nella stessa pianta fiori maschili bianco verdastri e fiori femminili, che sono delle fiaschette e servono per l’aromatizzazione della birra.

Lì vicino vediamo i nidi del picchio che scava nei rami morti o in quelli cavi per prendere gli insetti, e si sente l’odore dell’urina della volpe per marchiare il territorio. Ritornando alla flora, camminando vicino alla golena troviamo l’edera terrestre, che si usa tritata per le tisane chiamate tea svizzero ed anche per le frittate, il papavero o rosola, il falso sambuco, che ha il fusto verde ed il fiore eretto rosso viola, mentre quello vero è un cespuglio legnoso, con un fiore ad ombrello giallo chiaro ed i frutti neri sono penduli, ha effetti purganti ed in quello falso molto più intensi.

La silene alba è molliccia nel gusto e con quella vulgaris si usa nei risotti, nelle torte salate ed e si mangiano anche crude. Il rumex o rumice contiene molti ossalati, il cardo mariano con le foglie screziate di bianco, è un depurativo come il carciofo, si mangia crudo in insalata, le foglie senza spine, e si usano anche i fiori in padella.
La plantago lanceolata ha un gusto ed odore simile ai funghi, il succo delle foglie serve per fare passare il bruciore delle punture. L’euforbia cipressina è tossica e pure il ranuncolo dai fiori gialli. Poi troviamo la salvia pratense, le cui foglie si possono friggere, l’erba medica, che si può mangiare senza esagerare in quanto è lassativa, la malva, usata per decotti evaquativi, il callium, i cui fiori si mettono nel latte per fare il formaggio.

sagittaria

Ed ancora troviamo la veccia o pisello selvatico, usato in passato per l’alimentazione animale, la potentilla, una pianta strisciante della famiglia delle rosacee, e la pianta di acacia, velenosa in tutte le sue parti, tranne i fiori. La carota selvatica ha una radice a fittone bianca: si mangiano le piantine piccole. E poi i fiori: la margherita dal fiore depurativo, di cui si mangiano le foglioline, la viola e così la viola del pensiero, ma non il non ti scordar di me.

La violina è un anestetizzante dell’odorato, la spata bianca ha per frutti delle bacche rosse che sono tossiche, il gigaro o aro, il sonchus oleratus ed il sonchus asper spinoso, si mangiano entrambi, il tanaceto è tossico, ha un odore sgradevole per allontanare gli animali, l’achillea millefolium, le cui foglioline si possono mangiare, il fiore è rosato o bianco, i semi si usano per aromatizzare il vino, la capsella o borsa del pastore, perché i frutti sono sacciformi, se seccato e macinato è come il pepe, o anche la stellaria.

Il docente ha ben spiegato tutto ciò durante la camminata, dicendo che ci sono oltre 80 piante commestibili e se a cena non abbiamo l’insalata in casa basta andare in un giardino o un campo per raccogliere la verdura necessaria. Intende illustrare tutto questo in un testo in preparazione. Certamente non dobbiamo improvvisarci esperti di piante, perché il rischio potrebbe essere quello di avere una enterite per l’assunzione di una pianta tossica, quindi il consiglio è quello di studiare attentamente le piante con libri illustrati e possibilmente con la spiegazione di un botanico o altro docente del la flora.

Per essere informati sulle iniziative di questa straordinaria associazione e stare all’aria aperta visitare il sito www.sagittariarovigo.org.

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