E’ aperta al pubblico fino al due dicembre prossimo nella Barchessa di Villa Giovannina a Carità di Villorba la mostra “Tina Modotti, Fotografa e Rivoluzionaria” dedicata ad un donna friulana dal sorprendente coraggio, pioniera dell’emancipazione e dei reportage d’inchiesta, la cui storia e testimonianza è narrata da ottanta sue fotografie.

La rassegna fotografica è curata da Reinhard Schultz, ideatore anche del progetto espositivo, della Galerie Bilderwelt di Berlino in collaborazione con l’associazione Mandr.agor.art e con il Comune di Villorba, mentre i testi sono di Maria Francesca Frosi, Christiane Barckhausen Canale e Reinhard Schultz.

La retrospettiva delle fotografie di Tina Modotti nasce dalla volontà di raccontare la storia di una donna intraprendente, attrice di Hollywood, fotografa e rivoluzionaria, una delle prime donne del 1900 a conquistare l’emancipazione, professionale e sentimentale.

Alla giovane età di 17 anni, Tina Modotti si imbarca per gli Stati Uniti d’America per inseguire il sogno americano e fuggire dalla miseria dell’Italia di inizio secolo; è negli Stati Uniti d’America che la giovane emigrata friulana comincia a sognare il cinema e decide di recitare nei teatri della Little Italy di San Francisco, città in fervore per la Pan Pacific exposition, la fiera d’arte internazionale in cui la giovane Tina conosce il pittore e poeta Roubaix e se ne innamora.

Il matrimonio con Robo aprirà per Tina la porta dei circoli artistici più influenti dell’epoca, in primis nella città di San Francisco ed in seguito a Los Angeles, della nascente industria cinematografica, dove la coppia si trasferisce nel 1917.

Lì Tina corona il sogno di recitare in un film, interpretando Maria della Guardia nella pellicola “The Tiger’s Coat”, poi Tina abbandona ben presto Hollywood poiché  non si riconosce in quel mondo che sembra più interessato al suo fascino esotico che alle sue capacità di attrice. A Los Angeles conosce Edward Weston, che la inizia alla fotografia attraverso la ricerca della forma: la risultante sono delle immagini in cui emerge fin da subito un forte senso d’armonia e uno sguardo particolare verso il mondo circostante. Le fotografie delle prime grandi strutture del 900’, le linee del telegrafo o i silos, pur essendo un esercizio di tecnica compositiva sembrano oggi anticipare in Tina un senso critico verso le trasformazioni che avrebbero portato alla così detta società moderna. Il legame fra Tina e Weston si trasforma in una relazione sentimentale e Robo si trasferisce in Messico, dove Tina lo segue. Robo muore poco dopo in Messico.

Nel 1923 Weston raggiunge Tina e insieme intraprendono un viaggio fotografico: Tina sembra attratta da soggetti naturali, fotografa la natura e le sue forme, ma al tempo stesso comincia a mostrare una particolare sensibilità per le condizioni sociali del popolo messicano, come dimostra la collaborazione con la rivista di Frances Toor “Mexican Folkways”, sul folklore e le tradizioni messicane.  Tina ha la capacità innata di tessere relazioni con i circoli culturali più attivi del tempo, così in Messico comincia a frequentare il circuito dei muralisti messicani e a tradurre articoli per il “Machete”, il principale organo di stampa del partito comunista messicano, al fianco di personalità come Diego Rivera e Frida Khalo. Tina diverrà musa e modella di Rivera, come si può osservare nei murales “La terra vergine” e “La Germinazione”.

Nel 1926 Anita Brenner incarica Weston e Modotti di compiere un viaggio in Messico al fine di pubblicare il libro “Idols Behind the altars”. Tina comincia ad emanciparsi dalla fotografia del maestro e concentrarsi su tematiche a sfondo sociale: ciò che le interessa è denunciare le condizioni di miseria dei contadini messicani. Il distacco fotografico fra Tina e Weston si trasforma ben presto in un distacco emotivo e il fotografo decide di lasciare il Messico e non tornarci mai più. Tina ormai non è più solo una fotografa, ma anche una rivoluzionaria e decide di dedicarsi con impegno costante alla causa: diventa una delle maggiori rappresentati del partito per la liberazione del Nicaragua e combatte contro il fascismo, traducendo gli articoli per il Machete.

In questa scoppiettante atmosfera conosce e si innamora a prima vista di Julio Mella, rivoluzionario cubano. Un amore intenso che finirà in modo drammatico poiché Mella viene assassinato e muore fra le braccia di Tina.

Nemmeno questo terribile evento distoglie Tina dall’impegno politico e dalla sua carriera di fotografa; infatti dal 3 al 14 dicembre 1929 è esposta alla “Biblioteca Nacional” la prima personale sul suo lavoro. Tina continua a militare nel partito comunista messicano fino all’espulsione dal Messico da parte del presidente Ortiz Rubio, che la costringerà a partire verso Berlino a bordo della nave Edam. Sulla nave dell’espulsione Tina incontra l’amico Vidali, profugo come lei, della persecuzione del regime messicano.

Nella Berlino prenazista di Weimar, Tina collabora con il Soccorso Rosso Internazionale e si occupa delle condizioni dei bambini orfani della guerra. La fotografa Lotte Jacobi le permette di esporre alcune sue immagini sul Messico nel proprio studio. Vidali, compagno e poi amante, la accompagna fianco a fianco nelle vicende che la porteranno dapprima in Russia a lavorare nel comitato organizzativo del Soccorso Rosso Internazionale e che la renderanno, in seguito, partecipe di avvenimenti come la Guerra Spagnola del 1936, dove Tina continuerà a coordinare il Soccorso Rosso con personaggi e artisti del calibro di Hemingway, Gerda Taro e Robert Capa.

Dopo la caduta della Repubblica nel 1939, Tina segue migliaia di profughi spagnoli nella marcia verso la Francia. Il primo aprile dello stesso anno attraversa ancora il Pacifico, diretta verso gli Stati Uniti, quel porto che in quell’ormai lontano 1913 sembrava l’approdo ma era solo l’inizio di una nuovo viaggio, una nuova vita dedicata costantemente al prossimo e al combattere la miseria dello sfruttamento e della guerra.

Respinta dalle autorità statunitensi Tina prosegue il suo viaggio verso il Messico, quel paese che era stato fonte d’ispirazione per l’intera storia della sua vita: come fotografa, come rivoluzionaria ma soprattutto come una fra le prime donne emancipate della storia.

Tina muore in un taxi il 5 gennaio 1942 e la stampa sospetta che Vidali l’abbia assassinata per incarico dei servizi segreti sovietici.

Nella lapide della sua tomba sono state incise le parole della poesia di Pablo Neruda “Tina Modotti è morta”:

“Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella”

La scelta di proporre una mostra su Tina Modotti nasce dalla volontà di celebrare una delle più grandi fotografe del XX secolo e dalla consapevolezza di ricordare una donna straordinaria che ha saputo rompere gli schemi nel ruolo della donna nella società, con   immagini che catturano il mondo reale e poi diventano denuncia delle condizioni sociali dei contadini messicani dell’epoca.

Una vita, votata al coraggio e all’emancipazione che si ritrova nella brillantezza e la qualità delle sue opere, proposte senza distorsioni, che consacrano ogni sua fotografia come mezzo di registrazione della vita reale e la capacità di cattura del vero rende le sue fotografie permanenti, immortali. Ed è proprio per questo che il suo talento e la sua figura di donna dai molteplici ruoli continueranno ad affascinare quanti apprezzano la meravigliosa espressione creativa che è la fotografia.

Orario di apertura Barchessa di Villa Giovannina, Carità di Villorba, Via della Libertà, 2:

Martedì – venerdì: dalle 16.00 alle 20.00
Sabato – domenica: dalle 10.00 alle 20.00
Lunedì chiuso

Il prezzo del biglietto d’ingresso è di 7 € intero,
5 € ridotto (fino a 26 anni, over 65 anni, soci FAI, ARCI, Touring Club).

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