Un articolo prezioso contenuto nel numero 26 della rivista REM è “Paolo Gioli. I volti e le maschere” scritto da Tobia Donà.

Era gennaio di quest’anno, il 28, quando è arrivata la notizia che l’artista Paolo Gioli era scomparso, sulla soglia degli ottant’anni (li avrebbe compiuti il 12 ottobre prossimo). Una notizia tristissima che ha reso l’articolo in preparazione per REM ancora più intenso e delicato insieme.
Tobia Donà traccia il racconto della vita e dell’arte, soffermandosi sui tanti aspetti innovativi delle opere di Paolo Gioli. Pittore, ma soprattutto fotografo, poi regista, è stato un grande sperimentatore, un creatore di felici contaminazioni e di un’arte che, ibridizzando le tecniche e i materiali, ha stabilito la priorità della luce, il suo dare forma a tutto, reale e immaginato.

Ecco, a pag. 26, un passaggio cruciale nell’articolo di Tobia Donà tutto da leggere su REM 26:

Oggi la fotografia è digitale ed è verosimile pensare che un giorno si crederà che le immagini esistono grazie all’elettronica. La fotografia è tutt’altra cosa, è il disegno che i raggi luminosi creano su di un supporto; per realizzarla sono sufficienti la luce ed il supporto. Questo è ciò a cui Gioli è sempre rimasto fedele. Nel suo lavoro ha esplorato come la luce depositandosi sul materiale sensibile, crei l’immagine. Gioli utilizzava principalmente apparecchi fotografici che costruiva in proprio e che non erano altro che scatole con un forellino, spesso semplici scatole di scarpe o contenitori di pellicole piane. La luce entra dal foro, si deposita sul supporto ed ecco formarsi l’immagine. Sembra facile ma non lo è.
Gioli complicava le cose intervenendo sul supporto con luci colorate e torce elettriche, che con l’ausilio di un cono di cartone diventavano sottili raggi di luce con i quali disegnare linee sulla foto.

Autoritratto stenopeico, Polaroid SX-
70 applicata su carta da disegno, 25×17,5
cm, 1977
*

* L’opera qui riprodotta: Collezione privata. © Paolo Gioli, compare nel volume di Giacomo Daniele Fragapane Paolo Gioli. Cronologie pubblicato da Johan & Levi nel 2020.

Segnaliamo a Venezia, dove Gioli aveva vissuto e lavorato, la mostra Paolo Gioli. Gli anni di Venezia (1960 – 1969), aperta fino al 17 settembre alla Galleria in Corte. Un’esposizione che raccoglie dipinti e disegni realizzati in laguna negli anni giovanili, prima delle sperimentazioni a venire, prima del cinema.

Per scoprire il resto di REM 26 i lettori possono sfogliare le pagine, una dopo l’altra, con il piacere dei polpastrelli, ascoltando il fruscio della carta e delle parole.
Continuiamo a scartabellare e a regalare spicchi di pensieri su Remweb, per scoprire le rubriche e gli approfondimenti di REM 26.

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