È un susseguirsi di suggestioni patriottiche il nuovo allestimento di Nabucco firmato da Arnaud Bernard con cui il Festival Lirico dell’Arena di Verona ha inaugurato venerdì 23 giugno la propria stagione. Una serie di input basati sul legame tra la storia della terza opera verdiana e quella risorgimentale, com’è noto indissolubilmente intrecciate, ai quali il pubblico areniano ha prontamente risposto con applausi e acclamazioni ad ogni comparsa del Tricolore in scena, senza lesinare neppure qualche “Viva l’Italia!” nei momenti salienti.

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La scelta registica di ambientare durante le Cinque Giornate di Milano il dramma del popolo di Giuda assoggettato dall’impero babilonese era stata ampiamente annunciata, tuttavia ciò non ha scongiurato un iniziale disorientamento dissoltosi poi, non appena l’impianto scenico e il parallelismo Austrici-Babilonesi e Italiani-Ebrei sono apparsi chiari. Alla prima nota della sinfonia ci si trova nel pieno dell’insurrezione, tra le barricate milanesi, il palcoscenico è affollato di crocerossine, feriti, soldati, gente comune in costume ottocentesco che sfila in processione, insieme a qualsiasi altro personaggio che si sarebbe potuto incontrate nei pressi del Teatro Alla Scala in quelle fatidiche giornate del ‘48.

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La vicenda del popolo ebraico che subisce la devastazione dell’esercito di Babilonia e l’intreccio dei personali drammi dei protagonisti si sviluppano su questo sfondo, alternando ambientazioni all’aperto, nella piazza antistante il teatro milanese, e scene d’interno, per le quali le scenografie di Alessandro Camera ricreano un salone ottocentesco.

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Fin qui tutto ben studiato e curato nei dettagli ma il vero coup de théâtre, che fa scattare l’ovazione e gli applausi del pubblico, prende vita nel terzo quadro quando a materializzarsi sul palcoscenico areniano è l’interno della Scala dove va in scena Nabucco. Momento centrale, anche dal punto di vista registico, è il “Va’ pensiero” che, insieme alle connotazioni di metateatro fitte di reminiscenze illustri, appare carico di un’ulteriore valenza espressiva. Da segnalare la felice intuizione dell’effetto fermo immagine, che isola la narrazione staccandola dal contesto esterno, e la chiara citazione della scena iniziale dal capolavoro di Visconti Senso, compreso il lancio di volantini tricolori dal loggione.

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Concludendo, non appare audace affermare che i veri protagonisti di questa prima areniana siano stati la regia e soprattutto l’impianto scenografico, nel quale si è mosso un cast dal respiro internazionale non sempre all’altezza delle aspettative. Il baritono georgiano George Gagnidze ha vestito i panni di Nabucco, al suo fianco Tatiana Melnychenko come Abigaille, debutto in Arena nel ruolo di Zaccaria per Stanislav Trofimov e buona la performance di Carmen Topciu in Fenena, Walter Fraccaro era Ismaele. A completare il cast nel ruolo del Gran Sacerdote di Belo Romano Dal Zovo, nei panni di Abdallo Paolo Antognetti e di Anna Madina Karbeli. Lunghi gli applausi a fine spettacolo per il maestro Daniel Oren, che ha diretto l’Orchestra areniana, e per il Coro preparato da Vito Lombardi che ha bissato “Va’ pensiero”.

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Dopo l’apertura con Nabucco, si susseguono in queste settimane le prime di Aida (24 luglio), Rigoletto (1 luglio), Madama Butterfly (8 luglio), l’edizione storica di Aida (28 luglio) e Tosca (5 agosto). Sono poi in calendario Roberto Bolle and Friends (17 luglio), Plácido Domingo in Antología de la Zarzuela (21 luglio) e il Gala IX Sinfonia di Beethoven (15 agosto).

©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

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