Stasera, affacciandomi alla finestra, l’aria della città mi è sembrata per la prima volta fresca e profumata. Mi ha colto lo stesso stupore, stamattina, quando ho portato mia figlia a guardare il panorama dal tetto del condominio, al settimo piano: ci ha sorvolati un falchetto, che volava a pochi metri sopra le nostre teste, sulla piazza principale della città. 
Sono probabilmente suggestioni, dettagli che diventano macroscopici in una città improvvisamente svuotata di figure in movimento, del rumore sovrastante delle automobili e della musica all’esterno dei bar, dell’odore dei gas di scarico e del kebabbaro dietro l’angolo. Uscendo di casa, la prima cosa che noto è il silenzio, che poi silenzio non è: è saturo dei cinguettii di mille uccelli, soprattutto verso sera, quando gli squittii dei merli annunciano l’avvicinarsi del crepuscolo. 
In questa routine nuova e strana – non certo drammatica, perché i drammi bisogna riconoscere che sono qualcosa di molto più serio dei nostri disagi quotidiani – si finisce davvero per individuare con più chiarezza ciò che è essenziale, che spesso è ciò che più ci manca, tra le cose di cui ci siamo privati.
Capita che mia figlia Emma compia sette anni in questi giorni di quarantena di massa. Lei, come tanti altri bambini, quest’anno ha visto la sua festa di compleanno passare dalla prospettiva del consueto manicomio con decine di bambini, una torta grande come una portaerei e una piccola folla di genitori alienati, ad un primo ridimensionamento – una festa con pochi amici, i più intimi – fino al drastico epilogo: si fa festa in casa, con mamma e papà e nessun altro. 
Cos’è essenziale, in una festa di compleanno? Di certo, non la torta: ce la siamo fatta in casa noi tre, andando a comprare gli ingredienti dal panettiere. E’ venuto fuori un plum cake pieno di gocce di cioccolato, l’unica che eravamo capaci di fare. Per renderlo più festoso, l’abbiamo ricoperto di panna montata e Smarties: l’esito, indiscutibilmente pacchiano, è stato apprezzato dalla figlia. 
Abbiamo ramazzato in un armadio palloncini e festoni avanzati da vecchie feste e allestito un angolo di salotto, riempiendolo di colore. Eppure, anche questo allestimento minimalista è piaciuto alla festeggiata, a cui in fondo bastano un paio di palloncini per sentire che è festa. 
I regali in parte erano arrivati prima della quarantena, in parte sono rimasti a casa degli amici e parenti. Poco importa: ci godiamo quelli che abbiamo già, tanto dobbiamo ancora finire di giocare con diversi trabiccoli arrivati l’anno scorso, tanto per dire quanta roba hanno in casa i nostri figli.  
Alla fine, la cosa veramente essenziale è quella che probabilmente manca un po’ a tutti noi in questo periodo di isolamento: le persone a cui vogliamo bene. Con gli amici più cari ci siamo sentiti per telefono. Per i nonni e gli zii, sparsi in varie abitazioni, abbiamo pensato di improvvisare un collegamento via Whatsapp ad un orario concordato. E’ andato in scena il primo compleanno di famiglia in diretta streaming. E pazienza se quando è stata ora di cantare “Tanti auguri” non eravamo esattamente sincronizzati. Perché questo piccolo momento in famiglia è stato, in fondo, la cosa più bella e felice di questo strambo compleanno. A me è sembrato quasi toccante e la cosa mi ha sorpreso quanto il falchetto svolazzante sulla mia testa poche ore prima.
Se qualche tempo fa mi avessero detto che ci avrebbero tutti chiusi in casa per debellare un virus pestilenziale, mi sarebbe sembrata una storia surreale. Figurarsi, fatico a rendermene conto oggi. 
Ma, certo, se mi avessero raccontato – a me, che sono un orso – che non avere i miei parenti qui, tutti insieme, mio padre e mia madre e mia sorella e miei suoceri e miei zii, tutti qui in mezzo ai maroni, mi sarebbe dispiaciuto così ferocemente, probabilmente mi sarebbe sembrato, questo sì, un racconto di fantascienza. 

Francesco Casoni è nato a Rovigo nel 1980, dove vive. E’ giornalista e lavora nel mondo della comunicazione. E’ disegnatore di fumetti, recentemente alcune sue tavole sono state pubblicate su Il Manifesto e Il Fatto quotidiano. Con Apogeo ha pubblicato il suo romanzo d’esordio Le mille verità.

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