Sabato 21 gennaio va in scena la prima de “La Boheme” di Puccini al Teatro Sociale. Cristina Sartorello l’ha potuta vedere in anteprima.

Anteprima teatroragazzi il 19 gennaio dell’opera in quattro quadri “La Boheme” di Giacomo Puccini, al Teatro Sociale di Rovigo.

All’apertura del sipario ti accoglie una scenografia fosforescente moderna, con un soffitto luminescente blu in uno spazio molto dilatato, con un bracere da cui esce profumo e… fumo d’incenso, e lateralmente cataste bianche di libri, scatole, cubi-sgabelli in grande disordine molto bohemien.

I comandamenti della vita di questi pittori, i beat dell’Ottocento, sono “Libertà, bellezza, amore, verità, con un atteggiamento estetico e l’adesione ad un preciso e consapevole stile di vita, ed hanno prodotto le opere di Puccini e Leoncavallo, i quadri di Van Gogh, Toulouse-Lautrec e di altri pittori impressionisti e le poesie dei “Maledetti”.

Rodolfo, pittore squattrinato, impersonificato dal tenore Giordano Lucà, ha una voce calda con una sonorità matura nella “Gelida manina” ed anche nelle successive romanze e nel fuori scena di “Amor amor”, e trova un buon equilibrio con la soprano Francesca Sassù, nel ruolo di Mimì, cantante decisa, sicura, senza tremolamenti nell’acuto, dalla voce piena.

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Un “Oh” di sopresa entusiasma il pubblico degli alunni delle scuole, molto attenti, alla comparsa della scenografia al caffe Momus, con una grande scritta fatta con luci al neon rosse, ed il vivacissimo coro di voci bianche Cesare Pollini“, ben condotto da Marina Malavasi, che in passato era nel nostro conservatorio, ed al centro un palo da lap-dance, con comparse procaci.

Buona anche la coppia Marcello-Pablo Ruiz e la rodigina Silvia Visentin bella e brava mezzosoprano, che ascoltiamo con grande soddisfazione, nel amarsi in allegria.

Nel terzo quadro lo sfondo è nebbioso e poi cade la neve, con un oblò che si sfuma simulando uno spicchio di luna che poi diventa luna piena e nel quarto atto ci sono quattro letti metallici bianchi, disposti parallelamente, che sembrano quelli degli ospedali psichiatrici, ed su uno di questi si corica Mimi, malata gravemente di tubercolosi.
Certamente chi ama l’impostazione classica farà fatica ad accettare questa scenografia minimalista di Paolo Giani Cei, però ricca di colore, mentre il bravo direttore d’orchesta Eduardo Strausser, un trentenne brasiliano, proveniente dal teatro di Sao Paolo, ha energicamente e con entusiasmo condotto l’Orchestra Regionale della Filarmonia Veneta, con musicisti che ho conosciuto da ragazzini nel nostro Conservatorio, ed ora degni interpreti di questa meravigliosa opera, con un giusto equilibrio tra le voci che finalmente si fanno ben sentire ed il suono, senza che l’orchestra copra i cantanti.

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La recitazione è buona, senza forzature, con divertimento pur nel canto, solo il finale è un po’ troppo teatralizzato, d’altra parte quando Mimi, o le cantanti in altre opere devono morire….e devono continuare a cantare…almeno qui Mimi canta bene e muore subito.
Pubblico entusiasta e molto educato, molto meglio di quello degli adulti che parla, tossisce sempre, scarta caramelle, canta in sottofondo, con un grande applauso ed ovazione finale.
Pensare che il termine bohemien nasce da bizzarri stranieri ai quali viene dato il nome di “ Egyptiens “, in realtà giungono dai Balcani ed entrano in Francia con un salvacondotto fornito da Sigismondo, re di Boemia, e per alcune centinaia di anni questa parola servirà ad indicare in francese, non gli artisti spapigliati, ma il popolo che oggi chiamiamo Rom.
L’opera ci può insegnare anche questo: buon ascolto e buona visione!

La prima dello spettacolo sarà sabato 21 gennaio 2017 alle ore 18, con replica domenica 22 gennaio alle ore 16.

Foto di Nicola Boschetti

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