Una città senza infamia e senza lode

Davvero, mi immagino i poveri cronisti, nelle redazioni serie, alle prese con la classifica “Qualità della Vita 2016. Quella che quest’anno ha visto Mantova al primo posto tra le città in cui si vive meglio per tutta una serie di ragioni.

Me li immagino a spulciare le quaranta e passa pagine di tabelle prodotte da Italia Oggi, in cerca di una notizia su Rovigo. Una notizia vera, di quelle che ti accendono un minimo di entusiasmo per la scrittura. Sì, è vero, Rovigo è scesa in classifica, dal 35 esimo al 55 posto. Oh, wow. Al bar non si parla d’altro. Ma nel concreto, che si dice?

Partiamo dalle brutte notizie? Per quanto riguarda l’ambiente, siamo nella seconda metà della classifica (73 esimo posto). I motivi: le polveri sottili troppo spesso sopra i livelli di legge, la produzione di rifiuti urbani (86 esimo posto), la scarsità di zone a traffico limitato, il trasporto pubblico quasi inutilizzato (90 esimo posto), ma soprattutto – udite, udite – la mancanza di aree verdi nel capoluogo (106 esimo posto su 110, mica male). Non ce la caviamo male, va detto, quanto a raccolta differenziata e piste ciclabili, pur senza eccellere.

Riproviamoci: guardiamo la criminalità. Rovigo è 22 esima in Italia. Certo, c’è un dato negativo per quanto riguarda gli omicidi, ma il resto delle tabelle racconta una storia diversa da quella della cronaca nera. Addirittura, siamo tra le zone più tranquille per quanto riguarda il traffico di stupefacenti (terzo posto).

E il disagio sociale? Con tutto quello che si legge sui giornali, qualcosa di scabroso si troverà. E invece, sessantesimo posto. E qui la ricerca è facile: basta guardare la metà classifica, Rovigo è sempre lì. Nè carne, nè pesce. A metà via per infortuni sul lavoro, a metà via per le morti per tumore, a metà via pure per tasso di suicidi, per il quale pensavamo di avere un record e invece nisba.

Andiamo sul classico argomento che fa fare i titoloni ultimamente: gli immigrati. Ma niente anche qui: siamo al 57 esimo posto, metà classifica. Figuriamoci, ormai dal Polesine stanno andando via pure loro. A proposito, per quanto riguarda gli emigrati, Rovigo è al 68 esimo posto. Una fuga di massa.

Ecco, mancano le scuole, questo sì. Ci sono poche scuole medie e perfino scuole superiori. Ma capirai: un quarto della popolazione polesana è anziana. Abbiamo poche librerie e pochi cinema. Siamo scarsi anche quanto a presenza di alberghi e agriturismi. La cosa stupisce? Neanche un po’.

Se poi la sfogliamo a fondo, questa classifica, viene fuori che Rovigo non è poi così brutta come la dipingono talvolta gli stessi rodigini. Vediamo il lavoro: non è messa male come tasso di occupazione (29 esimo posto), né come tasso di disoccupazione (stessa posizione), ed è al decimo posto per numero di imprese registrate ogni 100 mila abitanti.

Oppure guardiamo la sanità: siamo tra quelli messi meglio per posti letto in ostetricia, rianimazione o cardiologia, addirittura tra i primi per numero di Tac e medaglia d’oro per numero di ventilatori polmonari. Mica scherzi. 

Ma in tutte queste tabelle, qual’è la notizia? Alla fine il dato più significativo mi pare proprio questo 55 esimo posto, esattamente a metà della classifica. La metà via. In altre parole, Rovigo non è una brutta città. E’ una città senza infamia e senza lode. Ma neanche questa, mi sa, è una notizia.

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