Diego Crivellari, un politico di cui ho stima, si sta occupando di un tema di enorme rilievo per il nostro territorio. Come consuetudine i diretti interessati, i bassopolesani intendo, sembrano curarsene poco, meno di quanto si preoccupano per il cubetto di porfido divelto dal selciato o del sacco di sfalcio “dimenticato” dal netturbino.

C’è un rinnovato interesse per la possibilità di rendere il Po navigabile per il trasporto commerciale, un’ipotesi che avrebbe una serie di ricadute positive importantissime. Il tratto da Cremona alla foce potrebbe costituire un’arteria di transito per i convogli di chiatte che trasportano merci non deperibili, sul modello di quanto accade in Germania (Reno/Danubio/Mosella) ed in Francia (Mosella/Senna/Loira), Belgio, Olanda e Svizzera.

Per farsi un’idea di ciò che significa basta pensare che uno spintore motorizzato con l’equivalente di due motori da autocarro può trasportare (spingere) agevolmente un carico pari a quello di una ventina di autotreni e necessità di tre persone di equipaggio. Immaginate il risparmio economico di questa soluzione e i vantaggi per l’ambiente: il traffico pesante nella pianura padana si ridurrebbe moltissimo, rimarrebbe limitato ai percorsi brevi e alle merci deperibili. Si ridurrebbero certamente anche i gravi incidenti stradali che vedono coinvolti i mezzi pesanti.

Il corso del Po, inoltre, potrebbe essere facilmente collegato alla laguna di Venezia con semplici adeguamenti del “Canal de Valle” esistente, garantendo l’accesso dei convogli ai porti di Chioggia e Venezia: si realizzerebbe un’autostrada a basso impatto ambientale in grado di collegare nei due sensi i porti veneti a buona parte della pianura padana dove si concentrano le attività produttive. Le caratteristiche del mare adriatico inoltre permetterebbero anche di collegare la pianura padana al porto di Ravenna e ai porti di Trieste e Rijeka, le navi “da cabotaggio” pescano poco e dal fiume possono affrontare la navigazione anche in tratti di mare non particolarmente impegnativi. Sino ad oggi queste scelte sono state bloccate dalle pressioni di Fiat/Iveco e Pirelli che traggono grandissimi profitti dal trasporto su pneumatico ed evidentemente non si curano troppo dell’ambiente, ora che Fiat è olandese e non si cura molto dell’occupazione e di pagare tasse nel nostro paese, le cose potrebbero cambiare.

Il Polesine avrebbe un ruolo importante in questa infrastruttura, gli investimenti e le attività indotte creerebbero importantissime ricadute occupazionali. Infine, proprio per le caratteristiche morfologiche, il delta vero e proprio sarebbe escluso dal progetto, la navigabilità molto probabilmente cesserebbe a Volta Grimana dove si trovano le chiuse che immettono nel canale navigabile verso la laguna di Venezia. Si tratta quindi di una straordinaria opportunità di sviluppo che non contrasta con il Parco del Delta, parco che resta comunque una chimera all’atto pratico: chiunque visiti il delta del Po può purtroppo constatare come non esistano strutture, organizzazione o servizi tali da configurare un’attrattività decente. Sino ad oggi il “Parco” ha giovato esclusivamente a chi, a vario titolo e senza troppo sudare, ne ha tratto uno stipendio.

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