“I vampiri sono ricchi e fascinosi, gli zombi sono proletariato”. Il mondo di Zero si divide così e non ci sono dubbi.

Zero vive da solo in una casa che somiglia a un magazzino dove stanno stipati sogni e disincanti. E ha quasi trent’anni. In verità non è proprio solo, lo spazio angusto dell’appartamento è ingombrato dall’armadillo. Il suo armadillo, vero e fiabesco come la coscienza lontana di Zero.

La profezia dell’Armadillo di Emanuele Scaringi è in concorso nella sezione Orizzonti. La mia visione di Venezia 75 è ristretta in termini di tempo, spazio, titoli. In mostra, tra sezioni in concorso, eventi, settimana della critica, film restaurati, cortometraggi, web e altro ci sono centinaia di film, e questo è il primo italiano sul quale inciampo.

La sensazione è che fosse molto atteso – la sala Darsena ha oltre mille posti ed era piena come un uovo. Certo, questa mostra è densa di lunghe code un po’ a tutti gli spettacoli, però l’impressione è stata quella di un evento.

Forse per via del cast presente in sala, ma c’è stata una vera ovazione. E anche se continuo a pensare che il cinema italiano zoppichi, che si trascini disorientato e in affanno, con crisi di idee, di guizzi originali e stupori, La profezia dell’Armadillo ci rinfranca un po’, nonostante nel film non fili proprio tutto liscio.

Non svelo troppo la storia, per chi ha voglia di vederlo, esce nelle sale italiane il 13 settembre. Zero è un disegnatore, la matita è il suo talento ed è quello che vuole fare nella vita. Ma è un trentenne, una zona grigia della società, alla ricerca di tutto, senza essere visto da nessuno. Zero lavora in un’azienda agricola fuori Roma, poi vola a Fiumicino dove prepara statistiche sui passeggeri, dà ripetizioni a un ragazzino di scuola media e, nei ritagli, disegna bozzetti che sporadicamente gli commissionano.

A rendere originale il procedere della narrazione sono alcuni inequivocabili elementi. Il primo è Zerocalcare, celebre autore della graphic novel a cui il film si ispira, con la chicca di due sue animazioni che aprono e chiudono il film.

Poi l’armadillo, ingombrante dasipodide inconfondibile per il carapace che si porta addosso. L’animale a grandezza umana – dentro il guscio impenetrabile un esilarante Valerio Aprea – è l’amico invisibile di Zero, la coscienza cresciuta con lui, coscienza sporca che istiga al peggio, come un grillo parlante all’incontrario. Mi raccomando Zero, se ti assumono, sii un assenteista convinto, diventa un nullafacente, non cadere nell’idealismo… suona all’incirca così la voce cinica e affettuosa dell’armadillo.

E poi gli attori, Simone Liberati (Zero) e Pietro Castellitto (l’amico Secco) sono molto convincenti, mettendo in scena un teatro esilarante e paradossale. Zero e Secco abitano nel quartiere Rebibbia a Roma e incarnano la generazione degli invisibili. Sono sognatori ma non scordano cosa è accaduto al G8 di Genova, sono scettici e refrattari a tutto ciò che è Roma Centro, si spostano al massimo fino a Roma Nord, ma poi con lo sguardo arrivano ai confini del mondo e oltre.

Dei due Zero è romantico, al suo studente consiglia La Haine (L’odio) di Mathieu Kassovitz ed è disposto a fare i compiti al posto suo purché lo guardi come scuola di vita. L’universo di Zero si scuote quando riceve notizie su Camille, compagna di liceo e amore mai confessato. Di lei non sa nulla da anni, ma lo squarcio che si apre lo costringe alla resa dei conti con l’armadillo.

Emanuele Scaringi muove la storia su uno sfondo che risuona con le parole di Zerocalcare: “I trentenni non esistono più, come gli gnomi, il dodo e gli esquimesi. Adesso ci sono l’adolescenza, la post-adolescenza e la fossa comune. I trentenni sono una categoria superata, a cui ci si attacca per nostalgia, come il posto fisso”.

Forse la cosa che funziona meno nel film sono le divagazioni sui ricordi adolescenziali, flash-back necessari che potevano essere più snelli e meno rigidi dentro una narrazione che invece scorre fluida per ironia, ruvidezza di sguardo, poesia, un sentore caustico. Molto Zero e molto Calcare. Il retrogusto che rimane è comunque di intenso realismo, non neo e neppure post, sicuramente contemporaneo.

Annotazioni: Emanuele Scaringi ha collaborato alla sceneggiatura di diversi film, tra cui Diaz di Daniele Vicari. Ne La profezia dell’Armadillo con Simone Liberati, Pietro Castellitto e Valerio Aprea ci sono una serie di staffette abbastanza gustose. Laura Morante, la madre di Zero, efficace e di stile. Poi Adriano Panatta nei panni di se stesso e della sua celebre volée. Infine, Kasia Smutniak e Claudia Pandolfi con due sfiziosi cameo.

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