Venezia 76. Costa-Gavras, Soderbergh e i poteri invisibili

Così diverse e così vicine. Dalla Grecia a Panama ce n’è di strada, ma nel mondo globalizzato le distanze hanno un valore prossimo allo zero e quello che accade qui, ha un riverbero lì. E viceversa.

Come l’effetto farfalla, che in sé restituisce un’idea trasognata e magica del mondo, ma di questi tempi ha conseguenze impegnative.

Il regista greco Costa-Gavras ha presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema Adults in the Room. Una galoppata davvero trascinante dentro un pugno di mesi del 2015, decisivi e terrificanti per la Grecia. Al governo c’era Alexis Tsipras, il ministro delle finanze era Yanis Varoufakis. Ed è lui il protagonista. L’uomo che ha fronteggiato la Commissione europea nel tentativo di evitare le folli restrizioni imposte per restare dentro l’Europa.

Il film di Costa-Gavras parte dall’omonimo libro di Varoufakis che racconta il numero infinito di incontri, telefonate, accordi, disaccordi e, soprattutto, le riunioni della Commissione europea, durante le quali l’intero Eurogruppo fronteggiava il ministro delle finanze greco come fosse un animale selvatico da domare. E d’altra parte Varoufakis, l’intero governo e con lui tutta la Grecia si sentivano come animali in cattività, tenuti a bada con pugno fermo e poche speranze di libertà.

Ne esce uno squarcio vorrei dire delizioso, senza voler minimizzare la portata di quegli eventi. Ma, in effetti, è una vera delizia il modo in cui il regista muove i personaggi. Un gioco corale dove tutti si alleano con tutti e sono contro tutti. Dove lo spirito guida è il dio denaro e le persone sono pedine degli scacchi. Magari di legno, ben intagliate ma strette tra i polpastrelli di mani salde e calcolatrici.

Strategie, simulazioni, cospirazioni. E poi momenti di stallo, sabbie mobili e deserti di parole per non arrivare a nulla, neanche ai miraggi.

Il film è travolgente. La concitazione dei mesi che portarono la Grecia a indire il referendum per decidere se accettare o no il protocollo europeo, è cadenzata da estenuanti viaggi del ministro nei vari paesi membri per strappare opinioni, consensi, alleanze, alternati a quelle eterne riunioni a Bruxelles, dove in una stanza con un grande tavolo, se ne stava in cerchio un pugno di aspiranti adulti. Litigiosi, isterici, capricciosi, adults in the room.

La Grecia ha votato il referendum e hanno vinto i no. Ma poi Tsipras le ha accettate le regole europee. E la Grecia è ancora lì, nello stesso deserto in cerca dello stesso miraggio.

THE LAUNDROMAT

E poi c’è Panama. Mi è venuto in mente l’effetto farfalla perché la crisi greca e le riunioni europee, così ben tratteggiate da Costa-Gavras, sono la rappresentazione delle strategie invisibili che muovono il mondo. E questo mi porta al film di Steven Soderbergh, The Laundromat, in concorso a Venezia 76.

Se nella room europea c’era una sottile, elegante ironia, qui ci sono i Panama Papers e l’ironia diventa esilarante, una vera comicità.

Meryl Streep è Ellen Martin, una sobria e dolce signora che durante una gita domenicale in barca, finita con un naufragio, perde suo marito. Da quel momento comincia una specie di caccia ai fantasmi, perché la compagnia di navigazione scopre che l’assicurazione a copertura dei grandi rischi, stipulata a suo tempo, non fa più capo alla società assicurativa iniziale, ma è stata ceduta a un’altra e poi a un’altra ancora, e così via, e in sostanza la polizza è falsa.

Ellen e tutti i superstiti del naufragio rimangono in un limbo. Ma lei nel limbo non ci vuole stare e cerca di risalire alla sorgente. E cerca che ti cerca, arriva a Panama.

A Panama ci sono Mossack e Fonseca, uno studio legale specializzato in quel tipo di assistenza che aiuta cittadini super ricchi a costruire grandi scatole cinesi vuote. Società fittizie, conti offshore, movimenti di capitali che rimbalzano tra paralleli e meridiani del mondo senza intaccare lo status dei loro clienti.

Mossack e Fonseca nel film sono due istrionici Gary Oldman e Antonio Banderas. I quali ci accompagnano e spiegano l’intricato sistema delle società fantasma e quello estenuante ma fluido dell’evasione fiscale.

Soderbergh mette in piedi una sorta di tragicommedia divisa in atti che, uno dietro l’altro, ci portano a tutte le latitudini.

Le peripezie di Ellen per rincorrere le compagnie fittizie, gli uffici inesistenti, i prestanome e i suoi sogni, si alternano alle lezioni di strategia, depistaggio e alta finanza dei due avvocati, lasciandoci senza fiato come dopo un giro vorticoso di giostra. Il divertimento è totale, ma anche il capogiro e un filo di nausea.

È pur vero che nel 2016 i Panama Papers hanno smascherato i documenti criptati di Mossack e Fonseca ma, come per la Grecia, il sistema economico, perverso e fantasmatico, che muove il mondo non mostra segni di cedimento.

Una farfalla sbatte le ali in Patagonia – o a Panama – e un uragano si scatena nel Peloponneso.

Annotazioni: Adults in the Room di Costa-Gavras è basato sul libro Adults in the Room: My Battle with Europe’s Deep Establishment di Yanis Varoufakis (in Italia pubblicato da La nave di Teseo). The Laundromat di Steven Soderbergh si ispira al romanzo Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Globale Elite del premio Pulitzer Jake Bernstein.

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