Al Lido l’aria è attutita, morbida come i fiocchi di cotone o lana cardata.
Saranno i distanziamenti, i visi coperti, i numeri sfoltiti come si fa con i capelli.

Tra i movimenti attutiti della Mostra è spuntata La voce umana, il monologo teatrale di Jean Cocteau del 1930, nella versione di Almodóvar The Human Voice.
Trenta minuti (fuori concorso) per Tilda Swinton.

Una donna attende di sentire il suo amante. Lui l’ha lasciata, parlare di nuovo è un dettaglio doloroso. Ma tutte le sue cose sono a casa di lei e da tre giorni non si fa sentire.
Come un felino in una gabbia, lei trema, è insonne, beve, cammina, manda giù tredici pastiglie colorate, un cocktail innocuo che però la fa dormire pesantemente.

Poi lui chiama.

La forza della pièce di Cocteau (il lungo monologo di una donna che parla con un uomo di cui non vediamo né sentiamo nulla) nelle mani di Almodóvar e di Tilda Swinton prende una tensione scenografica gigantesca.
E quando nel finale Tilda ci volta le spalle ed esce, ho pensato: sì, ci sono addii memorabili.

Per il resto ho fluttuato tra schermi alterni, con l’idea che per ora il meglio l’ho visto fuori concorso.

Quo vadis, Aida? della regista bosniaca Jasmila Žbanić è in concorso a Venezia 77 e riprende i fatti terribili del 1995 quando l’esercito serbo occupa la città di Srebrenica e, nonostante le Nazioni Unite, fa strage di civili. Il film si regge sulla figura di Aida, insegnante di Srebrenica e interprete per l’ONU. L’attrice Jasna Đuričić è intensissima.

Tra le cose inutili c’è Amants della francese Nicole Garcia, altro film in concorso.
Titolo sprecato per una parola che nel mio immaginario ha fantasia, attesa, tensione, intensità. Invece questi amanti sono poveri, di inventiva originalità emozione.

Nell’aria fresca di questa mattina, però, un piccolo volo l’ho fatto. Me ne compiaccio, perché ho gustato un film elegante e corposo.
The Duke del regista britannico Roger Michell, fuori concorso, pazienza.
La storia vera di Kempton Bunton riempie gli occhi. Nel 1961 questo signore rubicondo ruba dalla National Gallery di Londra il ritratto del Duca di Wellington dipinto da Goya. Non voleva arricchirsi, ma sollevare gli anziani indigenti dal pagamento del canone televisivo.
Gli attori Jim Broadbent e Helen Mirren riescono a far tornare quello che a me manca di più: aria buona da respirare.

Oggi le cupole di San Giorgio e della Salute splendevano come mai. Punta della Dogana sembrava un cuneo di diamante uscito dall’acqua. E le facciate specchiate sul Canale della Giudecca sembravano ridere e far chiacchiere come vecchie signore di paese, quando portano la sedia fuori dall’uscio di casa e godono un po’ di frescura.

Venezia 77
labiennale.org

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