Due donne distanti nel tempo e nel temperamento. Le ho viste alla Mostra in questi giorni.
Colpiscono perché sono donne dentro la Storia con una limpidezza senza scampo, però ruvide, screpolate, provate dal tempo, segnate sul viso da una fatica indomita.

Ieri si è scatenata una tempesta in isola. Ci ho poggiato i piedi e il cielo ha iniziato a cadere giù, uno scroscio fitto, obliquo, agitato dal vento. Camminavo tra calli, ponti e campi e l’acqua non smetteva, anzi, resisteva intensa.
Le nuvole cadevano sciolte in gocce e non avevo ragioni di preoccuparmi. Ero una cosa sola con l’acqua, felice.

Eleanor (Tussy) era la figlia più giovane di Karl Marx. Libera, illuminata da un pensiero coraggioso e prigioniera del suo tempo, quello vittoriano, senza superarlo. Si è uccisa nel 1898, a 43 anni, dopo aver lottato per i diritti dei lavoratori, contro lo sfruttamento minorile, per il suffragio universale. Una leonessa abbattuta da un doloroso sguardo maschile.
Miss Marx di Susanna Nicchiarelli (in concorso per il Leone) prende questa figura preziosa e però la spreca in un eccesso di sceneggiatura che complica un racconto tanto intenso da farsi da sé.

Al diluvio sceso ieri mattina dal cielo come una furia portentosa ho ripensato nel pomeriggio, quando ogni cosa ha ripreso posto e solo una strana nuvola fiammeggiante stava lì: un lenzuolo sbattuto tra cielo e mare.
Tussy mi tornava in mente come acqua inattesa e densa.

Poi è arrivata Lyudmila.
Dorogie Tovarischi! (Cari compagni!) di Andrei Konchalovsky, sempre in concorso, si muove intorno a lei.
Il film gira su una storia vera, la strage di Novocherkassk del 1962. In piena era Krusciov, uno sciopero in fabbrica si trasforma in un massacro ordinato dal governo, occultato poi per decenni.
Lyudmila è una comunista vera, inquadrata, rigida, attaccata tenacemente alla figura imperitura di Stalin. Ma Lyudmila trema e oscilla come un filo di grano al vento quando nel tumulto della carneficina sua figlia scompare.
Konchalovsky usa il bianco e nero e i quattro terzi. Stende una patina di tempo sul paesaggio e fissa in una lastra l’immaginario comunista, il suo mito perduto, il crogiuolo brulicante nascosto sotto. Bella Lyudmila. Bello il film.

La nuvola fiammeggiante è andata ad appoggiarsi tra Sacca Fisola e la centrale dell’Enel. Sul fondo, nella luce del crepuscolo che montava su, l’acqua prendeva il colore dell’oro e le cose solide stavano lì, come un tratteggio.

Venezia 77
labiennale.org

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