La Wilmotte Foundation presenta fino al 24 novembre 2019 nella sua sede in Fondamenta dell’Abbazia Cannaregio, 3560, in occasione della 58 esima Biennale Arte 2019, una visione di Venezia dell’artista coreano Lee Bae, uno dei più grandi artisti contemporanei viventi, in collaborazione con Galleria Perrotin di Parigi.

“Lee Bae è prima di tutto un grande poeta: la sua poesia si esprime attraverso mezzi diversi, ma sempre con sensibilità, finezza e raffinatezza. Egli utilizza il legno che ha carbonizzato e reciso per fare apparire grandi paesaggi, o talvolta utilizza interi fasci di legno che infiamma prima di trasformarli in sculture. Oppure, con l’aiuto di pinzatrici, frantuma il legno in pezzi e una volta affiancati l’uno con l’altro, dà vita ad una forma di scrittura naturalistica”.

Chi è Lee Bae

Lee Bae nato nel 1956 nella Corea del Sud è un artista visivo che si è trasferito a Parigi nel 1990, dove ha esposto in pregiate sedi istituzionali e private. E’ anche un grande pittore e un notevole calligrafo, e si esprime attraverso vaste superfici di cera in grandi gesti ritmici e frammentati ed un grande disegnatore, perché destreggia la matita con delicatezza e precisione per realizzare nature morte degne delle tavole scientifiche dell’Illuminismo.

La pratica monocromatica di Lee Bae è una ricerca immersiva e formale nell’abisso del buio; sfumando impercettibilmente i confini tra disegno, pittura, scultura ed installazione, egli ha modellato il suo estetismo astratto, per dare intensità e profondità tangibile al non colore, creando assemblaggi minimalisti e raffinati col carbone grezzo, come mosaici, cocci di legno carbonizzati o su pezzi di tela, così come grandi composizioni scultoree di tronchi carbonizzati.

Lee Bae e Venezia

Esista una bella risonanza tra Venezia e il lavoro di Lee Bae: i suoi assemblaggi composti da fasce di legno carbonizzati, ricordano i pali su cui i palazzi veneziani sono costruiti, e le briccole per indicare le vie d’acqua;  le sue grandi macchie nere di carbone nero simile alla fuliggine, che si diffondono, creando un inchiostro appiccicato sulla carta, fatto di strati spessi di cera acrilica traslucida di medio spessore, sono come l’acqua della laguna, su una cera immacolata.

Nelle sue opere c’è una forza, una semplicità, una eleganza che ben si sposa con gli spazi puliti della sede veneziana della Fondazione Wilmotte con la sua mostra “Venice Wood Water”.

La Fondazione Wilmotte

Tra eredità e trasmissione la Fondazione d’impresa Wilmotte si inserisce nel suo tempo e promuove l’incontro di due mondi: il patrimonio edilizio esistente e la scrittura contemporanea dell’architettura.

Fondata nel 2005 è sia laboratorio che vetrina, poiché attraverso il premio Wilmotte Jean Michel W propone agli studenti ed ai giovani neo laureati di porre il loro sguardo su un elemento del nostro patrimonio architettonico e di ridargli una nuova vita.

Nel 2018 per il premio Wilmotte viene scelto il Fort de Villiers, situato vicino a Parigi, per ridare vita al forte sulla Marna del 1878, ora in completo abbandono, dopo l’evacuazione totale nel 1974, perché era diventato un dormitorio per i senzatetto, con un concorso a cui hanno partecipato più di cento architetti internazionali, per un progetto di recupero del sito nel 2020.

La fondazione costruisce ponti tra patrimonio, architettura ed arte contemporanea, essa propone delle esposizioni nella sua galleria situata nel Fondaco degli Angeli; officina navale, laboratorio di falegnameria e scuola professionale, questo spazio rinnovato offre alla Fondazione Wilmotte una sede di respiro e di dimensione internazionale inedita a Venezia.

L’ingresso alla mostra è libero e gratuito dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 13,30 e dalle 14 alle 18, chiuso il lunedì.

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