Per renderci conto di come si sia imbarbarita la politica, purtroppo non c’è distinzione tra partiti, leghe e movimenti, è un degrado dal sapore ecumenico, basta riflettere sui commenti e sugli atteggiamenti che accompagnano gli appuntamenti elettorali, prima e dopo il voto. Il leitmotiv che sentiamo ripetere come un mantra è legato alla possibile sconfitta o alla vittoria. Magari ci sono le interpretazioni fantasiose di chi tenta di considerare positiva anche una debacle, ma l’ottica è quella del confronto tra chi si è affermato e chi no. Da questo dogma di per se assurdo discende un corollario ancora più pericoloso, secondo il quale chi ha vinto le elezioni ha ragione, è “nel giusto”. Non si arriva al fatidico “Dio lo vuole…” ma ci manca poco. E dato che l’importante è vincere, allora si bara, non si rispettano le regole, si corrompe, si ricorre al voto di scambio, si scende a patti con la mafia, si propongono idiozie populiste e ricette economiche disastrose, perché bisogna vincere, il resto non conta. E questi personaggi che sembrano usciti dalla penna di un Macchiavelli ubriaco stanno distruggendo il paese con la complicità di un elettorato che evidentemente ragiona come un tifoso allo stadio. Sono medici capaci solo di assecondare il paziente pur di farsi pagare la parcella: questi politici somministrano il placebo dal sapore non troppo sgradevole ad un malato che purtroppo ha bisogno di cure serie e urgenti. Nei programmi elettorali non c’è traccia di quello che serve per il bene del paese, solo vaghi accenni, auspici, speranze generiche, ma non si trova una strategia seria, un piano con obiettivi e scadenze, perché questo rischia di “far perdere voti”: non si può accontentare tutti. Siamo spettatori paganti di un circo di terz’ordine con domatori suonati e trapezisti sovrappeso che offrono uno spettacolo grottesco, dopo essersi assicurati una solida rete di protezione che chiamano vitalizio. Se i partigiani avessero immaginato tutto questo invece di combattere dalle montagne sarebbero emigrati in Svizzera e De Gasperi sarebbe rimasto negli USA.

 

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