Visioni dall’Inferno: Brand e Rauschenberg

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle “Visioni dell’Inferno” al Palazzo Roncale a Rovigo. Siamo arrivati agli ultimi due autori: dopo l’installazione di Miranda Greggio e le immagini di Gustave Doré, si prosegue con le opere dell’americano Robert Rauschenberg (1925-2008), artista proveniente dal NeoDada e padre nobile della Pop Art, in un percorso a cura di Barbara Codogno.

Il Dante “pop” di Rauschenberg

Dante diventa il poeta dell’oggi, rappresentato da 34 tavole che raccontano la Cantica dantesca nel linguaggio visivo americano contemporaneo, composte tra il 1958 e 1960, con una vivezza di idee messa in relazione con le forti critiche che muoveva all’umanità del suo tempo. Per le sue realizzazioni, Rauschenberg scelse la tecnica del “transfer drawing”, cioè la tecnica di riporto o meglio della trasposizione su fogli di carta patinata con dei solventi di immagini ritagliate da giornali e riviste, che sono icone del suo tempo, su cui poi interviene con acquerelli e disegni.

La cartella destinata a questa mostra è quella personale del gallerista Lucio Amelio; Rauschenberg vinse nel 1964 il Premio Internazionale della Biennale di Venezia.

L’inferno disegnato da Brand

Il secondo autore è l’artista tedesca Brigitte Brand, che presenta la sua versione degli Inferi danteschi per la prima volta al pubblico con questa mostra, curata da Virginia Baradel, mediante una rielaborazione dei suoi appunti visivi sulla Commedia umana, osservata alle diverse latitudini del pianeta, con i luoghi e le figure della prima Cantica del Poema.

Nella trasfigurazione dell’opera realizzata nel Parco del Sile, l’autrice narra con piccoli segni vaganti in spazi sulfurei e vorticosi le imprese ed i protagonisti dei canti, ora sollevati da onde di colore, ora affiancate da citazioni iconiche legate alla vita quotidiana, con segni leggeri che restano, come se fossero una doppia esposizione fotografica.

A riveder le stelle

Purtroppo in questo tempo difficile siamo noi i veri protagonisti dell’Inferno, senza poterci perdere dentro la leggerezza dei segni che penetrano e restano, mentre ora siamo invasi da un grande Male che ci toglie la speranza, ci lascia sfiduciati, senza un Purgatorio di transizione, allora a questo punto sarebbe stato meglio il Paradiso da godere in pieno, non solo perché è appena passata una Pasqua in ritiro, ma anche per poter guardare le stelle e sognare ancora. Ne abbiamo bisogno!

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