Gianfranco Scarpari e la sua attività di progettista
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Gianfranco Scarpari: un progettista di garbo

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Gianfranco Scarpari:  un progettista di garbo

Da “Gianfranco Scarpari, una vita narrata. Scritti e testimonianze” Apogeo

Editore, Adria (RO), 2009. Testo di Maurizio Callegari.

L’attività professionale di Scarpari, ingegnere e progettista, svoltasi nell’arco di mezzo secolo, è evidente nelle costruzioni del tessuto urbano di Adria.

Queste righe non vogliono illustrare un curriculum professionale di tutto rispetto, ma semplicemente essere una modesta raccolta di spunti per leggere un percorso progettuale, e le conseguenti architetture, che hanno lasciato un segno importante nel panorama di questa città e non solo.

Avendo avuto la possibilità (ma anche la buona voglia e la curiosità!), di affrontare praticamente tutti i temi del costruire urbano nelle diverse tipologie edilizie, dalla villa alla palazzina, dall'edificio terziario a quello pubblico, è possibile leggere nelle sue realizzazioni l'evolversi della cultura architettonica della seconda metà del '900, e soprattutto intuire quali sono stati gli spazi di libertà, i condizionamenti e gli stimoli che un progettista ha ricevuto nel tempo da norme e piani urbanistici: dalla deregulation del dopoguerra allo stop della legge ponte, dal Piano Regolatore del Magistrato alle Acque a quelli Regionali, dai Piani di Recupero alle norme di dettaglio per i centri storici.

Ecco quindi i primi edifici alti in corso Mazzini e corso Garibaldi e l'ultimo, la banca, all'angolo con corso Vittorio Emanuele II; le ville di Amolaretta, Cengiaretto, via Nova, via Malfatti e via Badini; le case a blocco di via Chieppara, via Retratto, Riviera Amolaretta e quelle di via Moro; le case a corte di Chieppara e quelle di Peschiera, riprendendo lo schema compositivo di riusciti e singolari interventi di sostituzione edilizia degli anni '30.

Ma sembrano essere ancor più significativi gli interventi, anche se in apparenza di minor importanza, nel tessuto storico, o semplicemente urbano della città, quando le ristrutturazioni e le novità sono costrette a dialogare o a scontrarsi con le preesistenze: qui la scelta è stata quella del dialogo, ed ecco gli inserimenti (impossibile indicarli tutti!) di via ex Riformati, via della Fossa, via Burbera, via Bocchi, corso Vittorio Emanuele II, via Terranova, via Buzzolla, vicolo Monici.

E' evidente che gli edifici pubblici e quelli a destinazione terziaria, per loro natura, oltreché per dimensioni, hanno rilevanza e impatto diverso: l'approccio e il risultato non sembrano però differenti per la costruzione di un nuovo padiglione dell'Ospedale e il restauro del Palazzetto Bocchi, quello di Villa Mecenati e la ristrutturazione della Galleria Braghin, che ha restituito alla cittadinanza un luogo simbolico e un'identità dimenticata.

Ma è la sempre percepibile personale interpretazione vuoi dei modi di costruire e del mercato edilizio, vuoi delle normative urbanistiche che si sono succedute nel tempo, che costituisce il filo conduttore con cui ha affrontato i temi del rinnovamento urbano e della dialettica della cultura progettuale, lasciando ben poco spazio a improvvisazioni, mode o effimeri modernismi.

Ne sono chiaro esempi le ristrutturazioni e ancor più gli interventi di sostituzione nel luogo più significativo ed emblematico, quindi più delicato, di Adria: i fronti delle Riviere, dove le sobrie facciate si inseriscono in autonomia, ma sempre senza imporre ingombranti diversità.

Anche l'edificio a torre, a lungo criticato per l'evidentissimo contrasto architettonico con la città, e che gli adriesi hanno chiamato pomposamente “grattacielo”, è entrato a far parte del panorama cittadino, e oggi lo possiamo interpretare come una -magari non voluta- provocazione di un progettista di estremo garbo e di grande disincanto.

La stessa ironia penetrante, a volte pungente, ma più spesso lieve, con cui usava commentare con sagacia e passione le vicende di Adria, sembra in qualche modo trasparire anche nel suo progettare, nella lucida interpretazione delle esigenze dei committenti e nel sempre critico adempimento alle mutevoli norme che regolano l'edilizia.

Modo di porsi, del resto, assolutamente identico anche nell'affrontare le professionalità e le progettazioni altrui, nel ruolo di componente della Commissione Edilizia, quando questa aveva ancora competenze, e competenti, nell'ornato.

Si è così potuto prendere il lusso di dettare in qualche modo le linee e comunque di essere sempre punto di riferimento del costruire ad Adria e dintorni, per privati, imprese, ed enti pubblici, sempre perfettamente consapevole che i progetti sono sì commissionati da un solo soggetto, ma che le architetture costruite finiscono per appartenere a tutti, e di solito per lungo tempo.