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Arriva in edicola e in libreria il 37° numero di REM

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Arriva nelle edicole della provincia di Rovigo e nelle librerie Mondadori di Adria, Ubik Piazza Vittorio e C.C. La Fattoria e Il Libraccio di Rovigo il nuovo numero della rivista REM, il 37° della serie inaugurata nel 2010.

Questa nuova iniziativa editoriale, promossa dall'associazione REM e pubblicata da Apogeo Editore, sarà disponibile da DOMENICA 3 MAGGIO nelle edicole in abbinamento al quotidiano LA VOCE DI ROVIGO e rimarrà poi a disposizione dei lettori nei mesi successivi. 

La prima presentazione è prevista a Ca' Cornera nel pomeriggio del giorno 16 maggio, maggiori e più dettagliate comunicazioni saranno precisate in seguito.

Ecco il sommario di questo numero:

EDITORIALE
Trasformazioni

RUBRICHE
Taccuino futile – La lingua è una bestia viva – Natalino Balasso
La nottola di riserva – AI, o dell’ottusa onniscienza – Cristiano Vidali
Ecco il resto! – Sotto (e sopra) il segno dell’acqua – Alberta Facchi

STORIA DI COPERTINA
L’identità del Polesine: indagine sul paesaggio
Vainer Tugnolo con interventi di Cristiano Vidali, Mihran Tchaprassian, Giulia Lavarone, Martina Nisticò

SUONI
Polesine (Tera e aqua): la vera storia del canto che ha conquistato un territorio – Giovanni Ranzato

IMMAGINI
Laura Gioso ...e la luce – qualsiasi luce – lungo il Po, tutto trasfigura – Gianpaolo Gasparetto

STORIE
Il filo nero. Una storia sotterranea, ma non troppo: da Salò al neofascismo – Diego Crivellari

STORIE
“Farsi città”. Rovigo, 1797-1819 – Andreina Milan

LUOGHI
Spazi culturali innovativi in Polesine – Barbara Pregnolato

EVENTI
Adrikà. Il fascino discreto dell’archeologia – Mario Bellettato

SUONI
Nino Cattozzo, radice e futuro del Conservatorio di Musica di Adria – Lisa Malusa Boscolo Nale

STORIE
Terra della Badia e del Delta polesano. La prima e unica Comunità del Cibo in Polesine – Paolo Aguzzoni

STORIE
Dopo di noi, senza di noi. Alla ricerca della propria autonomia tra fragilità e autodeterminazione – Daniele Franzoso

PERSONAGGI
Contesse, duchi e ingarbugliati misteri. Dalla Parigi rivoluzionaria alla Rovigo napoleonica – Caterina Bergo

SAPORI & SAPERI
Pésse frito. Pesce fritto – Mario Bellettato

REDAZIONALE
/ 1 Ritmo, melodia e arte in corsia a Trecenta
/ 2 Donne operate al seno della provincia di Rovigo
A cura della Fondazione Banca del Monte di Rovigo

RUBRICHE
La via dell’acqua – Un capolavoro di fantasia – Giuseppe De Santis
Dietro lo scatto – Preda e spatola – Milko Marchetti






Riportiamo, per i lettori di remweb.it, l'editoriale di questo numero:

Trasformazioni

Un tribunale del New Mexico e uno della California hanno condannato duramente le grandi compagnie che gestiscono i social più diffusi; non è la prima volta, direte: e invece è la prima volta, in assoluto, che giganti come Meta e Google vengono accusati e sanzionati per aver coscientemente, deliberatamente progettato mezzi di comunicazione che creano dipendenza e che causano danni gravi agli utenti. Il fatto è talmente importante, anche se può non sembrare, che da più parti le sentenze sono state paragonate a quelle che alcuni decenni fa hanno condannato le aziende del tabacco. Direte: dov’è la grande portata di queste deliberazioni? Semplice: finora tutti (sociologi, psicologi e studiosi vari) avevano sottolineato la pericolosità dei contenuti di molti social e gli effetti che il loro uso hanno su giovani e meno giovani; spostando, in questo modo, l’attenzione sull’utente, sul consumatore e sui suoi comportamenti. Nessuno finora aveva provato a dimostrare che questi comportamenti sono determinati dal modo in cui i social sono scientemente pensati, disegnati, progettati; per legare l’utente a sé trattandolo non come persona ma come puro consumatore, ovviamente con lo scopo di creare un mercato ed il conseguente profitto. Processi così, almeno negli USA, ce ne sono in cantiere a decine: se arrivassero a sentenza definitiva con le stesse motivazioni davvero qualcosa potrebbe cambiare. Certo, i colossi alla sbarra faranno di tutto per spostare l’attenzione e attiveranno azioni lobbistiche perché nulla cambi: dovessero perdere, ce lo auguriamo, si potrebbe delineare un paesaggio in cui finalmente si presta maggiore attenzione agli effetti e alle trasformazioni nefaste che i social hanno prodotto e che sono sotto gli occhi di tutti. Ma il turbocapitalismo (o finanzcapitalismo, come lo chiamava Luciano Gallino, la cui lettura dei fenomeni sociali ed economici manca molto) ha un sistema immunitario potentissimo e sarà difficile tradurre eventuali sentenze in comportamenti. In fondo, aveva ragione Franco Fortini, che nella stagione in cui lavorava all’Olivetti (straordinaria esperienza di capitalismo umanistico, stroncata dalla morte prematura del suo patron Adriano Olivetti) scrisse un libro di grande spessore (Dieci inverni, Milano, Feltrinelli, 1957) nel quale sosteneva che l’intenzionalità, la progettualità degli oggetti del capitalismo sono “pedagogici” e in primo luogo responsabili delle mutazioni (anche antropologiche) della vita quotidiana nelle nostre società: “I nuovi prodotti sintetici, quelli plastici, i sistemi di illuminazione, le cose insomma che ci circondano trasmettono una ben precisa ‘proposta di vita’, […] e questa proposta di vita che ci avviluppa ha un potere formativo altrettanto forte quanto la lettura di un buon romanzo o la contemplazione della Scuola d’Atene; essa è né più né meno che la cattedrale del comune gotico, o il ritmo dei colori stagionali per il contadino”.

 









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