La nuova mostra di Degas e Zandomeneghi al Roverella
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- Pubblicazione: 24 feb 2026
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- Scritto da Monica Zanforlin
A partire dal 27 febbraio e fino al 28 giugno Degas e Zandomeneghi, in dialogo fra loro attraverso le proprie opere, saranno i protagonisti della nuova mostra che verrà allestita a Palazzo Roverella, grazie al consueto impegno della Fondazione Cassa di Risparmio in collaborazione con il comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.
La curatrice Francesca Dini ha l’intento di ricostruire il dialogo intenso e altalenante fra due pittori, entrambi protagonisti della scena artistica europea fra ottocento e novecento. Questo è possibile grazie a prestiti di importanti opere provenienti da musei e collezioni private.
I due artisti erano contraddistinti da personalità forti e complesse accumunate dalla reciproca stima. Degas fu per Zandomeneghi un mentore di cui ammirava l’indipendenza ma si differenziò sviluppando e difendendo la propria identità italiana all’interno del movimento impressionista.
Entrambi condividevano l’attenzione per la realtà contemporanea comprensiva della dimensione umana. Ambienti famigliari e piccoli gesti quotidiani vengono rappresentati da Degas in modo più analitico e da Zandomeneghi con colori più caldi e avvolgenti sostituendo la storia con la realtà che li attorniava fatta di spazi vissuti e presenze discrete.
La mostra prende avvio dal periodo fiorentino che influenzò entrambi. Degas arrivò a Firenze nel 1858 e frequentò, insieme ad altri giovani pittori, il Caffè Michelangelo. In quegli anni ebbe modo di approfondire la pittura rinascimentale e di avvicinarsi alla corrente dei macchiaioli con una pittura legata alla vita contemporanea. Risale a questo periodo l’opera “La famiglia Bellelli”, proveniente da Copenaghen ed esposta in mostra per la prima volta in Italia. Altre importanti opere provengono dal museo d’Orsay e vengono raffrontate ad alcuni dipinti in stile macchiaiolo di Borrani, Fattori e Boldini.
Si prosegue nella seconda parte con gli anni italiani di Zandomeneghi e ai suoi rapporti con Abbati e Cabianca di cui sono esposte alcune opere.
La terza sezione è caratterizzata dal passaggio di Zandomeneghi all’impressionismo, avvenuto a Parigi, e dalle influenze di Degas con le cui opere si confronta. L’artista italiano si inserisce nell’ambiente artistico del Caffè Nouvelle Athenes stringendo diverse relazioni con altri pittori dell’epoca. Lo raggiungerà a Parigi l’amico critico Diego Martelli che favorirà gli scambi con Degas, Pissarro e il critico Duranty.
La quarta sezione è dedicata agli anni ’80, periodo della maturità in cui le opere di Zandomeneghi appartengono sì allo stile impressionista ma, raffrontate ai capolavori di Degas come “Lezione di danza”, evidenziano uno stile originale e diverso.
La mostra si conclude con il 1886, anno dell’ultima collettiva in stile impressionista in cui Zandomeneghi, ancora una volta, si discosta dalle restanti opere con uno stile composto ed equilibrato rappresentando il contributo italiano alla contemporanea pittura europea dell’epoca.
Federico Zandomeneghi, 1901, CG398, SDbl, Le crochet, 64×54, A2014/11/06 (iR14;iR11;iR2;R204,no398) = solo expo at Durand-Ruel 1903-8