Il terzo libro di Marilisa Andretta
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- I LIBRI DI APOGEO
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- Pubblicazione: 6 mag 2026
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- Scritto da Redazione
Il libro sarà presentato mercoledì 13 maggio alle 17.30 a Padova, nella Sala Paladin di Palazzo Moroni, in un evento organizzato nell'ambito della Fiera delle Parole, con il sostegno del Comune di Padova e vedrà dialogare l'autrice con Francesca Visentin, giornalista del "Corriere del Veneto". L'incontro sarà introdotto da padre Ugo Sartorio.
Nella prefazione al libro, Mariapia Veladiano, nota scrittrice vicentina, scrive: "[...] La poesia convoca il lettore con l’autorità di una parola piena, che porta fuori da ogni pigro accomodarsi e la domanda passa a noi, è nostra in tutte le sue sfumature. L’Autrice lo sa e però sa che qui, in questo parlare poetico, le parole “danzano intorno al vero senza sfiorarlo”, “fiori recisi” dalla terra che dà loro vita."
Riportiamo il brano di pagina 11 e 12 con cui Marilisa Andretta apre la Prima parte del suo libro:
Ricordo, negli anni della mia infanzia, grandi spazi per l’ascolto, lunghi momenti di silenzio e voci spesso gioiose. Si apprezza solo ciò che si perde, solo ciò che ci manca. Altri erano i suoni, altre le presenze capaci di scandire le ore e i giorni. La casa aveva i suoi scricchiolii di legno, risuonava di passi che sapevo riconoscere. Passava tra i vetri della finestra il fresco silenzio del giardino. Si parlava con garbo, chiedendo permesso e ringraziando poi. Si parlava sorridendo. Per buona educazione, perché le nonne (nonne e bisnonne) facevano così. Non solo le parole, anche i rumori e i silenzi avevano un senso, un loro perché. “La parola sia vera, necessaria e gentile”. Premiata dall’ascolto. Era facile e “naturale” credere ai racconti di fate e di gnomi, così come popolare i giorni di Babbo Natale, Befana, Bambin Gesù, angeli custodi e ogni sorta di santi protettori. Bastava ascoltare e bastava leggere favole e racconti. E ogni accesso al “miracolo” sempre presuppone ascoltare le ragioni del cuore ed affidarsi. Ogni cosa aveva allora la sua voce e sapeva farsi sentire. E nei libri si poteva trovare conferma di tutto. Nei libri e nelle parole costruire altre vite, partire per altri viaggi, dare spazio a sentimenti e anche ad amori. Mi sono persa nei libri fin dai primi anni di vita. E nei libri mi sono spesso trovata: tra dubbi, curiosità e risposte. Confusa tra realtà e fantasia, senza un limite preciso. Sempre emozionata, empatica e tenace nell’ascolto di voci, di storie, scoperte e racconti e ho trovato maestri. Bastava leggere, ascoltare e capire. Conoscere le cose per vederle. “Si vede solo quello che si sa”, ripeteva la nonna. “Fate leggere le donne e poi vedrete cosa può succedere”, diceva il nonno. La mia avventura si apriva con porte spalancate, senza paura di fatica o di rinuncia, dando per scontata ed ovvia ogni libertà. Bastava saper ascoltare. Ma niente è facile o scontato. Il bene e il male sono sempre uno il confine dell’altro e spesso – troppo spesso – si confondono. Più sembra allargarsi il nostro orizzonte e più si perde la via ed è incerta la direzione. Si fa frastuono la musica. Si confondono le voci. I silenzi diventano solitudine. E sembra banale dirlo e superfluo scriverlo, ma tutti noi dobbiamo prenderne atto. Raccontare quanto ci accade, come esperienza personale, forse è l’unico modo per comprendere ciò che siamo. Per tanto tempo abbiamo condiviso certezze e lasciato ad altri ogni responsabile dubbio preferendo la sicurezza ed il conforto di valori inconfutabili. Nell’ultimo secolo e nella nostra storia il pensiero è diventato debole, è diventato liquido e manipolato dal potere di non si sa bene chi né di cosa: riduzione della cultura ad erudizione, non trasmissione di valori, pressapochismo di chi parla o scrive. Troppo rumore e troppe voci ci confondono. In questo mondo che ora vuol farsi “villaggio globale” è necessario ritrovare il rispetto delle radici e conoscere il linguaggio dell’altro. Sarà la sfida del futuro sostituire alla quantità e ai numeri la qualità e la sostanza. Abbiamo bisogno di credere nella bellezza, nella bontà, nella condivisione. “Io sono colui che sono”, il Dio della nostra storia, ai nostri giorni, si nasconde bene, si nasconde più di sempre. La ricerca della sua presenza, delle sue impronte, può essere faticosa, ma, per me, necessaria ad aprire spiragli di consapevolezza e stupore. Per ritrovare una voce che valga la pena ascoltare, per coltivare sorrisi e speranza, cerco una “brezza leggera” anche nei silenzi.