fbevnts Prigrizia & Irresponsabilità
Vai al contenuto della pagina

Prigrizia & Irresponsabilità

Sottotitolo non presente: Prigrizia & Irresponsabilità

Leggi l'articolo

L’uomo è un animale singolare, ha sviluppato strumenti culturali straordinari: le scienze, con la logica in primo piano, ne sono la testimonianza. Ma ci sono altre caratteristiche che lo contraddistinguono, per molti aspetti di segno opposto, che sopravvivono indenni all’evoluzione e quasi la vanificano. Un esempio: siamo pigri, e questa pigrizia non si articola semplicemente nelle molteplici attività che riusciamo a compiere su di un divano per evitare la fatica, ma si estende a una serie virtualmente infinita di attività e atteggiamenti. La punta dell’iceberg di questo atteggiamento indolente è costituita dallo sviluppo della cosiddetta intelligenza artificiale, che dovrebbe risparmiarci una serie infinita di calcoli, valutazioni, confronti e riflessioni: tutte cose apparentemente noiose e faticose che possiamo vantaggiosamente affidare a un algoritmo sviluppato ad hoc, ottenendo per di più risultati migliori. Concettualmente è quello che Romano Prodi prometteva quando ci ha convinti (me compreso) a ripudiare la Lira e ad entrare nell’Unione Europea: avremmo lavorato un giorno di meno alla settimana, ma i nostri salari sarebbero aumentati come se avessimo lavorato un giorno di più. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e, purtroppo, anche sulle spalle di molti.

Questa “pigrizia”, che Dante definirebbe accidia, si manifesta in molti aspetti della nostra quotidianità, avvelenandola lentamente. Tutti noi sperimentiamo con piacere l’impossibilità di parcheggiare perché qualcuno ha lasciato l’auto in seconda fila (“solo un minuto” si giustifica ineffabile), l’arroganza di quelli che non rispettano la fila o l’adeguamento pedissequo ai diktat degli influencer… sono esempi che dimostrano come l’importante sia fare presto, non fare fatica ed evitare di pensare (con la propria testa).

L’ambiente, la natura che ci circonda e che a parole amiamo tutti, è anch’essa vittima di questa forma di pigrizia. Nella migliore delle ipotesi ci si iscrive al WWF, a Italia Nostra, si partecipa alle visite di qualche museo e di qualche villa patrizia e il gioco è fatto: si è ufficialmente ecologisti e lo si può affermare anche di fronte all’Aperol-spritz d’ordinanza. Ma guai a pensare di mandare i figli a scuola a piedi, sarebbero vittime dei “piedofili” (anche se le statistiche dicono altro), meglio servirsi di un bel SUV con l’aria condizionata e aspettare il suono della campanella a motore acceso. Chi si lava più con la saponetta solida? Meglio usare detergenti liquidi che altro non sono se la saponetta sciolta in acqua e imbottigliata aggiungendo colorante e profumo suadente. Il risultato principale è che si consuma molto prodotto (finisce quasi tutto nello scarico), si spende molto e si inquina moltissimo, non solo in termini di impatto sulle acque reflue ma anche a causa delle tonnellate di plastica degli imballaggi. I patrizi romani amavano manifestare la propria ricchezza offrendo nei loro banchetti lingue di pappagallo, la prova tangibile che potevano permettersi stragi di uccelli esotici. Se vi sembra crudele, fermatevi un attimo a riflettere sul fatto che l’attuale percentuale di scarto degli animali macellati (fonte Forum Agraria) è approssimativamente del 40% per i bovini e del 28% per i polli. È vero che i volatili hanno le penne e che i bovini hanno ossa e corna, ma negli scarti finiscono parti perfettamente commestibili eppure convenzionalmente considerate meno nobili, semplicemente perché richiedono tecniche di preparazione e cottura più laboriose. Ma l’abbiamo detto: siamo pigri e quando arriviamo a casa non vediamo l’ora di buttare la fettina o il petto di pollo in padella in attesa di correre a guardare la puntata dell’ultima serie TV su Netflix. Comodamente sbracati sul divano citato in precedenza. Se sfruttassimo meglio gli animali da macello potremmo ridurre il loro consumo di oltre il 25%, risparmiare sulla spesa e parallelamente abbattere le emissioni degli allevamenti. Se ci lavassimo con una buona saponetta invece di usare i corrispondenti liquidi, inquineremmo immensamente di meno le risorse idriche del pianeta e magari non saremmo obbligati a spendere una fortuna in “creme idratanti” che fingono di ristabilire il film lipidico della nostra pelle, dopo che l’abbiamo diligentemente eliminato con il bagnoschiuma muriatico. E la biancheria? Per quella servono detergenti da autolavaggio, cui però vanno aggiunti necessariamente l’ammorbidente e le perle profumate. I guru del marketing hanno ragione: siamo un branco di cretini con qualche lampo di imbecillità. E per di più siamo pigri.

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*