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Cronache di una casa chiusa

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Chiuse per chi ci sta dentro.

Chiuse agli occhi di chi vive all’esterno.

Case di tolleranza a poco prezzo, o più elitarie per facoltosi uomini d’affari, politici, perfino ecclesiastici, come la “casa chiusa a tre stelle” in cui Rosa ci conduce per mano a conoscere il mondo a parte delle giovani che lì si offrono, per necessità, al piacere dei maschi. Sono vite drammatiche, raccontate con delicatezza e partecipazione, da chi scrive: storie vere, dalle quali esce il ritratto di un’epoca.

Il prologo ci mette davanti allo schermo televisivo, dove il giornalista Ugo Zatterin annuncia l’entrata in vigore, dopo dieci anni di dibattiti, della ‘Legge Merlin’. Alla mezzanotte del 20 settembre 1958 le case chiuse dovranno serrare i battenti.

Poi, come in un flashback, Rosa ci fa conoscere le ragazze che lì hanno vissuto e lavorato. Parte da sé stessa, dal lupo cattivo che l’ha violata, ancora bambina, notte dopo notte, finché trova il coraggio di fuggire dall’Istituto che l’ospitava per chiedere soccorso ad Amélie, una persona che nello stesso Istituto portava spesso aiuto economico e sorrisi ai piccoli ospiti.

Amélie è una donna bellissima e istruita, tenutaria di una casa chiusa di lusso dove percepisce uno stipendio da funzionaria statale, simile a quello di un Podestà, che era il capo del governo comunale durante il regime fascista.

Da Rosa, che ci trasmette le sue emozioni, i suoi pensieri, impariamo a conoscere i meccanismi di quel ruolo, e tante informazioni che da semplici lettori non sapevamo.

Il periodo più difficile è l’apprendistato: inizia da lì una nuova vita, con la perdita dei diritti civili, dopo il ritiro della carta d’identità, la consegna del libretto delle Marchette e la “patente” col numero di matricola e l’impronta dell’indice sinistro.

Le ragazze sono sottoposte quasi tutte alla “quindicina”, cioè al trasferimento in altri bordelli, il più temuto dei quali è al fronte militare, con turni massacranti dove possono ricevere 80-100 uomini al giorno, e anche di più, in ambienti di fortuna! Sono soggette a controlli medici alcune volte la settimana, ma a quanto vale se devono poi mantenere la media di 40 rapporti al giorno…e quello che resta nelle loro tasche è ben poco, tolte le spese da sostenere in proprio per creme, profumi, vestiti, preservativi; oltre alla percentuale da lasciare ad Amélie…

Nella postfazione, a cura di Manuela Brocco, possiamo leggere delle annotazioni che ci portano in viaggio dalla prostituzione nell’antichità greco-romana, fino alla chiusura, per legge, delle case di tolleranza in Italia, dopo che gran parte degli stati europei le avevano eliminate. E impariamo il significato di un termine usato spesso in Veneto, riferito a donne non più giovani e poco attraenti: “carampane”… deriva dal fatto che alle Ca’ Rampani, a Venezia, rimanevano a esercitare ‘la professione’ solo le più anziane.

Quando chiudiamo il libro, però, oltre alle notizie e curiosità restano in noi le vite, quella straordinaria di Amèlie, e le storie delle ‘sue’ ragazze, che lei riveste di dignità, contro chi le considera ‘un ammasso di carne in vendita’. Portiamo dentro di noi Rosa e tutte le altre, grazie alla penna sapiente e gentile di Rossella Menegato.


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